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La storia:
L'Aron o arca santa, l'armadio, cioè, dove venivano conservate le scritture, la torah, è costruito in pietra aragonese (pietra locale), piuttosto che in legno, per cui è motivo su cui studiosi di tutto il mondo si confrontano, è sistemato all'interno della Chiesa Collegiata del San Salvatore di Agira (Enna) vicino alla sinagoga che sorgeva in pieno quartiere arabo. Un simbolo ebraico ospitato in una chiesa cattolica a testimoniare, oggi come 500 anni fa, una tolleranza e integrazione tra le religiosi, la cattolica, l'ebraica e la musulmana. A un centinaio di metri della collegiata esistono i ruderi di un oratorio appartenuto alla confraternita di Santa Croce, si sa con certezza che fino al 31 marzo 1492, giorno in cui Ferdinando il Cattolico emanò l'editto di Granata col quale espulse gli Ebrei da tutti i territori che ricadevano sotto la giurisdizione spagnola, quel luogo fu la sinagoga della comunità giudaica. "Una vera rarità in tutta l'area mediterranea" ha affermato anni addietro il prof.Titta Lo Jacono de Malach presidente dell'Istituto Internazionale di Cultura Ebraica profondo conoscitore dell'ebraismo siciliano.
Agira, dunque, dispiega le sue ali e vola alto forte della sua storia, un luogo dove avrebbero convissuto pacificamente ebrei, musulmani e cattolici. Asher Slah docente all'Università ebraica di Gerusalemme, autore di un libro dal titolo "Bibliografia ebraico-sicula" testimonia un crescente interesse nei confronti del mondo ebraico in Sicilia. Il sogno di ricostruire il Santa Santorum ad Agira ha richiamato anche il rabbino Stefano Di Mauro, rettore della Maimonides University della Florida ha dichiarato "Il popolo ebraico ha una missione speciale e pericolosa, quella di portare l'unità di Dio al mondo". Gli Ebrei in Sicilia, pare, abbiano vissuto in una posizione di privilegio. "La comunità ebraica di Enna era forte e tenuta in grande considerazione" dice l'archeologa Anna Maria Corradini che ha studiato antichi e inediti documenti storici che testimonierebbero nel 1786 alcuni canti ebraici recitati nel corso dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Visitazione, patrona di Enna. Mentre il Soprintendente ai Beni Culturali di Enna racconta come dell'Aron già agli inizi del '900 Monsignor Pietro Sinopoli, ispettore onorario del mandamento di Agira scrivesse dell'Aron al Soprintendente di Siracusa Paolo Orsi.
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Agira ritrova intatto
il simbolo più forte della sua spiritualità: l'Aron Ha Kodesch, l'Arca Santa, degli ebrei. L'assoluta rarità del reperto
archeologico medievale (il più antico Aron d'Europa e l'unico in pietra in Sicilia) e la religiosità del sito dove sorgono
i ruderi della sinagoga, danno un significato particolare ad Agira tanto da candidarla come percorso ideale della memoria
degli Ebrei in Sicilia e ad essere culla di una nuova Koinè mediterranea. L'Aron testimonia la ricomposizione
dell'identità siciliana con una delle sue radici, quella giudaica, che, insieme a quella araba e cristiana, ha costituito
la specialità del popolo di Sicilia, un popolo che ha creduto nel rispetto dei valori delle tre culture. Guardando
il prezioso reperto si può capire la ricchezza di comunità composite, come dovevano essere i piccoli centri della
Sicilia 5 secoli addietro, dove sapevano convivere a stretto contatto tra loro popolazione diverse, prima che le logiche
perverse di una politica di conquista e sopraffazione privassero questa terra di una delle sue componenti più
dinamiche.
Ecco alcune immagini del reperto in queste foto realizzate nel luglio 2007
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Anche il prestigioso New York Times ha scritto dell'Aron di Agira..scarica in formato pdf