Intervista con Pietrangelo Buttafuoco

*di Mirella Lo Giudice

Quando e come ha capito di voler fare il giornalista?
Ho abbandonato l'insegnamento per cercare di incanalarmi nella professione di giornalista tuffandomi su quello che è il flusso delle notizie. Sono importanti i trucchi del mestiere, sapere poi confezionare la notizia e lavorare sempre sulla curiosità intellettuale, la stessa che ci porta a creare il rapporto quotidiano con i lettori

Quali sono stati gli ostacoli che ha dovuto superare? Ha subito pregiudizi?
L'ostacolo fondamentale è la Sicilia in quanto il lavoro non ha uno sbocco immediato se non nei grandi quotidiani regionali o alla rete delle televisioni locali dove vige, giustamente, una regola che è quella della cooptazione e quindi, considerato che io ho iniziato a lavorare in un momento storico particolare, sul finire degli anni '80, forte era il pregiudizio ideologico.

Cosa vorrebbe che scrivessero di Lei e della Sua professione?
Niente! Figuriamoci... (riflette un attimo ndr) no..no..assolutamente niente. A me piace invece desacralizzare questo lavoro. Le pagine dei giornali dove ci sono i nostri articoli durano 24 ore..poi vengono utilizzate per incartare il pesce morto.

Quali sono i modelli da seguire e che Lei ha seguito?
Io ha avuto la fortuna di imparare il mestiere da due assi del giornalismo italiano, Francesco Merlo e Giuliano Ferrara che mi hanno insegnato l'abc di questa professione. La cosa importante di questo nostro lavoro è avere la possibilità di essere una spugna e di non avere chiusure di alcun genere. Poi si sono aggiunti personaggi fondamentali come un grande protagonista del giornalismo tradizionale, Peppino Sottile del quotidiano L'Ora oggi non più pubblicato.

Cosa offre la Sicilia ad un grande giornalista? Speranza, illusione o cosa? Che consigli da?
Il parlare di speranza, illusione è sbagliato; la Sicilia offre la realtà..la raccontiamo non mettendo niente di nostro. Immagino in questo momento di avere a disposizione un bel fucile e sparare agli aggettivi e alle retoriche! Per quanto riguarda i consigli, penso al marciapiede..i giornali sono pieni di gente che pensa di essere un grande scrittore e poi non riesce a produrre altro. Invece questo lavoro ha sete di notizie, di gente che sia in grado di saper intercettare e confezionare la notizia in base a fatti esplicitamente reali.




Pietrangelo Buttafuoco, 40 anni, di Agira, provincia di Enna, laureato in Filosofia, ex libraio ed ex insegnante di liceo, ha iniziato l'attività di giornalista presso diverse testate: il Roma di Napoli, il Secolo d'Italia, l' Indipendente, il Giornale ed il Foglio, al quale collabora dalla sua fondazione. Ha avuto una sola esperienza televisiva, "Sali e Tabacchi" su Canale 5, per due anni.

Cosa le ha lasciato la sua esperienza televisiva? Le sarebbe piaciuto continuare o magari condurre tg o programmi di approfondimento?
Un grande divertimento...nel lavoro televisivo la parte più bella è quella che non si vede, quella costituita dai rapporti con tecnici e operatori. E' come fare il militare, un mondo dove di vive tutti insieme e dove la velocità è fondamentale nell'esecuzione del lavoro. Per il resto sono soddisfatto del mio lavoro e non chiedo altro.

Tra i suoi articoli qual è quello che Le ha dato maggiori soddisfazioni?
L'unico che rileggerei con piacere era dedicato al passaggio della cometa dove c'era una bellissima citazione di Angelo Musco...però non lo trovo più.

Poche parole per definire il suo stile..
E' importante non piegarsi su se stessi pensando di aver fatto capolavori. Fortunatamente nessun giornalista fa capolavori e non esistono giornalisti che fanno capolavori.

Qual è stata la sua arma vincente?
Non ho un arma vincente. Ho avuto la fortuna di lavorare nel più sofisticato e bello giornale d'Europa che è il Foglio. Da sottolineare che in questo giornale emerge la testata e non il singolo giornalista..emerge la notizia.

Ieri o oggi? L'Arsenale o il Foglio di Ferrara?
Si preferisce sempre la cosa nuova....

Spesso nei suoi scritti nomina la Sicilia o Agira suo paese natio. Perché? Malinconia, riconoscimento o per farle apprezzare?
Ne parlo esclusivamente per riferirmi e avvicinarmi il più possibile alla realtà dei fatti.

Guardando il panorama della stampa attuale, secondo Lei ci sono dei quotidiani che si distinguono per la loro autorevolezza e per l'indipendenza?
Ovviamente i tre quotidiani italiani, Corriere, Repubblica, il Foglio. Quest'ultimo è sicuramente l'invenzione più importante e originale, credo che l'unico precedente nella storia della cultura italiana sia la Voce di Prezzolini.

Esiste l'indipendenza assoluta?
E' una cosa cretina che viene detta con troppa ricorrenza.

Giornalisti si nasce o si diventa? Cosa ne pensa del corso di laurea per formare giornalisti?

R- L'idea di fare una scuola di giornalismo è stupida, è una cosa che non ha radici così come per dire per l'indipendenza del giornalista. Comunque, giornalisti ci si diventa. Tutto il trucco è nel sapere costruire la notizia. Straordinari sono spesso i fotografi. In un funarale nessuno piangeva quando ad un certo punto il fotografo ha iniziato ad imprecare dicendo **ma cuomu si po fari ad ammazzari un fighiu accussì... Arrivata la lacrima dopo quell'urlo il fotografo non ha fatto altro che memorizzarla con la macchina creando nel frattempo la notizia.

Da un indagine risulta che il 41% della popolazione legge almeno un quotidiano, il 20% dichiara di non leggerlo mai. Secondo lei perché?

R- Fanno bene perché sono fatti male. Le gente se ne frega intanto perché sono cambiati i modelli di comunicazione e comunque diventa difficile che qualcuno si concentri sulla lettura..magari il Corriere passa attraverso mezzo milione di persone, poi ottomila sono quelli che leggono il fondo, quattomila quelli che lo hanno capito. A parte rare eccezioni le giovani generazioni non sono educate alla lettura.

Cosa ne pensa del Giornale di Sicilia e de La Sicilia?

R- Sono giornali di grande tradizione, di grandi giornalisti. In realtà sono tre le scuole...La Sicilia, il Giornale di Sicilia e L'Ora anche se oggi non esiste più. Sono quotidiani legati al genio dei due proprietari, personaggi chiave dell'editoria nazionale che fondamentalmente, a differenza di altri come Berlusconi, sono degli editori puri; un editore puro è una scommessa straordinaria.

Se suo figlio da grande le dice che vorrebbe fare il giornalista?

R- No, no..quando vado al lavoro passo nei pressi di Cinecittà e vedo tutti quei ragazzi che fanno scienza della comunicazione...prima c'rano dei ragazzi che studiavano per imparare qualcosa che serviva, non cose che determinano foffa...

* Mirella Lo Giudice, 23 anni, di Pietraperzia (Enna), studentessa universitaria alla facoltà di giornalismo di Enna. Per completare una tesina ha dovuto intervistare un personaggio noto della provincia. La scelta è caduta su Buttafuoco. Intervista girata in esclusiva ad agyrion.it.

** ..ma come si può fare ad uccidere un figlio così..





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