DIODORO (80-20 a.C. ca.) Vita Di Diodoro sappiamo quel poco che egli ci dice nel proemio della sua opera. Nato ad Agirio (oggi Agira, in provincia di Enna) e perciò detto oggi "Siculo" per antonomasia, intraprese vari viaggi, soggiornando tra l'altro ad Alessandria per comporre la sua opera storica, redatta tra il 60 ed il 30 a.C. Da cenni che egli fa su Augusto, si presume che Diodoro sia morto intorno al 20 a.C. Opera Diodoro è l'autore della Biblioteca Storica, una storia universale in 40 libri dalle origini mitiche alla spedizione di Cesare in Gallia. Dell'opera rimangono i libri I-V e XI-XX, e degli altri libri solo estratti e riassunti (spesso molto ampi), dovuti alla grande circolazione e notorietà della Biblioteca nel Tardo Antico. Nel proemio Diodoro presenta le sue ricerche storiche ed introduce come scopo della sua opera, e della storia in generale, l'utilità e l'insegnamento che da essa possono trarre gli uomini. La storia universale è esempio della fratellanza tra gli uomini: Essa riconduce ad un'unica compagine gli uomini, divisi tra loro per spazio e tempo, ma partecipi di un'unica parentela (I 1, 3). La storiografia è dunque in stretto rapporto con la filosofia, essendo entrambe ricerca di verità e comprensione dei meccanismi dell'agire umano. In linea con queste argomentazioni, che rivelano un influsso stoico, Diodoro espone l'origine della civiltà umana e parla della prima grande civiltà, l'Egitto (libro I). Segue poi la storia dei grandi imperi d'Asia (II-III), a cui si connettono i miti eroici dei greci (specie quelli di Eracle e degli Argonauti: IV). Una breve sosta in senso geo-etnografico è il "libro sulle isole" (V), in cui si esaminano le isole occidentali, seguendo un percorso che dalla Gallia giunge all'Egeo, a Rodi e Creta, non trascurando le isole "mitiche" come quelle del Sole e di Pancaia (teatri di romanzi utopistici celebri nell'Ellenismo, ma che Diodoro, ingenuamente, scambia per reali). Con un'ulteriore esposizione e razionalizzazione dei miti si chiude la prima parte della storia universale (VI). Nei libri VII-X si narrava il periodo dalla guerra di Troia al 480; questi libri, come già detto, sono perduti, ma i successivi, fino al XX, ci sono arrivati. Nei libri XI-XV si tratta in parallelo della storia greca e di quella siciliana, con brevi flash su Roma; il libro XVI è dedicato a Filippo II e il XVII ad Alessandro. La storia ellenistica occupava i libri XVIII-XXII, per poi essere soverchiata da quella romana, che con le guerre puniche (XXIII-XXVII) prendeva ora il sopravvento. I libri XXVIII-XXXVIII si occupavano dell'età dell'imperialismo romano (168-88), per poi proseguire con la storia romana fino alla guerra gallica di Cesare nel 60, con cui l'opera si concludeva. Considerazioni La Biblioteca Storica rivela fin dal titolo che Diodoro, come egli stesso afferma, ha inteso raccogliere in un'ampia sintesi il contenuto di varie opere storiche per permettere agli studiosi di non disperdersi nella lettura dei singoli autori. L'opera è, dunque, la summa della storiografia greca classica ed ellenistica, "un prezioso deposito di tradizioni diverse, atte a mostrare il nuovo che la storiografia greca ha prodotto dopo la grande stagione tucididea" (Musti). Le fonti utilizzate e ricopiate spesso letteralmente da Diodoro sono quindi numerosissime: nei primi libri Diodoro si avvale di Ctesia di Cnido (medico di corte del re persiano Artaserse II), autore di Storie Persiane in 23 libri, attratto dall'esotico e dal meraviglioso, gli scrittori del III secolo a.C. Ecateo di Abdera e Megastene, interessatisi all'Egitto e all'India; Eforo e Teopompo per ampia parte della storia greca; Clitarco per la storia (ampiamente romanzata) di Alessandro; Timeo e Duride per la storia ellenistica e siciliana; gli annalisti romani e Polibio per la storia romana. Diodoro include nella storia anche il mito, sentito, in linea con Ecateo ed Erodoto, come parte irrinunciabile della conoscenza delle azioni umane. A tale scopo egli utilizza una visione razionale del mito, attingendo a scrittori che già avevano intrapreso tale operazione. Se la sua opera è solo una congerie di materiali storiografici, qual è allora la sua importanza? A prescindere dai durissimi giudizi della critica dell'Ottocento (fu definito "il più miserabile degli scrittori" dal tedesco Schwartz), la Biblioteca ha come perno l'ammirevole intento di una storia universale, che racchiude in sintesi il lavoro della migliore (e spesso anche dei "minori") storiografia greca. L'opera si inserisce dunque nella temperie culturale dell'età augustea, in cui Roma è sentita come punto d'arrivo del divenire storico e si rende necessaria la compilazione di storie universali. Diodoro usa un metodo accurato di selezione delle fonti, spesso integrando l'esposizione principale della fonte-base con raccordi ad altri ambiti storico-geografici, sull'esempio del suo modello Eforo e di Polibio. E' vero che il valore storico e cronologico di Diodoro dipende molto dalle fonti utilizzate e che spesso egli si confonde nell'usare le datazioni, ma spesso il racconto diodoreo ci offre narrazioni alternative a quelle di grandi storici, come Tucidide e Senofonte per la storia fino alla guerra del Peloponneso e del periodo immediatamente successivo. Anzi, per il periodo 480-302 Diodoro è la nostra unica fonte continuata, spesso l'unica quando mancano altri autori. Le diversità di stile nelle varie parti si spiega con il cambiamento di fonte, ma nel complesso Diodoro scrive in uno stile scorrevole, usando la koinè, e spesso alleggerisce la narrazione con aneddoti, rinunciando, nel contempo, ad inserire lunghi discorsi come in Tucidide e Polibio proprio in ossequio ai dettami della sinteticità e della praticità.

Si ringrazia il Dott. Antonio D'Andria per la gentile collaborazione.


DIODORO (80-20 a.C. ca.) Of Diodoro we know those little that it says to us in the proemio of its work. Been born to Agirio (today Agira, in province of Enna) and therefore said today "Sicilian" for antonomasia, undertaken you vary travels, soggiornando between the other to Alexandria in order to compose its historical work, written up between the 60 and the 30 a.C. From signals that it makes on Augusto, one presumes that Diodoro is died around to the 20 a.C. Work Diodoro is the author of the Historical Library, one universal history in 40 books from the mythical origins to the shipment of Cesar in Gallia. Of the work they remain books I-V and XI-XX, and of the other books extracted and reassumed solos (much often wide), had to the great circulation and notoriety of the Late Library in the Ancient one. In proemio the Diodoro it introduces its historical searches and it introduces like scope of its work, and of the history in a generalized manner, the usefullness and the instruction that give it can draw the men. The universal history is example of the fratellanza between the men: It leads back to only compages the men, uniforms between they for space and time, but it participates of an only relationship (the 1, 3). The historiography therefore in is tightened relationship with the philosophy, being both search of truth and understanding of the mechanisms of human acting. Online with these reasonings, that they reveal a stoic influence, Diodoro exposes the origin of the human civilization and speaks about the first great civilization, Egypt (book I). It then follows the history of the great empires of Asia (II-III), to which the heroic myths of the Greeks (species those of Eracle and of the Argonauts are connected: IV). A short pause in geo-etnografico sense is the "book on islands" (V), in which the western islands are taken an examination, following a distance that give the Gallia reach the Aegean, to Rodi and Creta, not neglecting "the mythical" islands as those of the Sun and Pancaia (utopian novel theatres celebrates in the Ellenismo, but that Diodoro, ingenuously, exchanges for real). With an ulterior exposure and rationalization of myths of the universal history is closed first part (YOU). In books VII-X the period from the war of Troy to the 480 was narrated; these books, like already said, are lost, but the successes to you, until the XX, are arrive to you. In books XI-XV draft in parallel of the Greek history and that sicialian, with short flash on Rome; book XVI is dedicated to Filippo II and the XVII to Alexander. The hellenistic history occupied books XVIII-XXII, in order then to be soverchiata from that Roman, than with puniche wars (XXIII-XXVII) took to hour the windward. Books XXVIII-XXXVIII were taken care of the age of roman imperialism (168-88), in order then to continue with the roman history until the Gaulish war of Cesar in the 60, with which the work it was concluded. Considerations The Historical Library reveals the title since it that Diodoro, as same it asserts, has meant to collect in a wide synthesis the content of several historical works in order to allow the students not to disperse itself in the reading of the single authors. The work is, therefore, the summa of the classic and hellenistic Greek historiography, "a precious warehouse of traditions various, apt to show the new one that the Greek historiography has produced after the great tucididea season" (Musti). The sources often used and copied literally from Diodoro are therefore most numerous: in the first Diodoro books doctor of court of the Persian king Artaserse II takes advantage itself of Ctesia di Cnido (), Persian History author in 23 books, attracted from the exotic one and the wonderful one, the writers of III the century a.C. Ecateo di Abdera and Megastene, been interested to Egypt and India; Eforo and Teopompo for wide part of the Greek history; Clitarco for the history (wide romanzata) of Alexander; Timeo and Duride for the hellenistic and sicialian history; the annalisti roman and Polibio for the roman history. Diodoro includes in the history also the myth, felt, online with Ecateo and Erodoto, as it leave irrenounceable of the acquaintance of the human actions. To such scope it uses a vision rations them of the myth, reaching to writers who already had undertaken such operation. If its work is only one congerie of storiografici materials, which is then its importance? To prescind the hardest judgments of the critic of the 1800's (the more wretch of the writers "from the Schwartz German was defined"), the Library has like hinge the admirable attempt of a universal history, that she often encloses in synthesis the job of best (and also of the "minors") the Greek historiography. The work becomes part therefore in the temperie cultural of the augustea age, in which Rome historian is felt like point of arrival of becoming and the universal history compilation becomes necessary. Diodoro uses an accurate method of selection of the sources, often integrating the main exposure of the source-base with connections to others ambles to you historical-geographic, on the example of its Eforo model and of Polibio. True E' that the historical and chronological value of Diodoro depends very on the used sources and that often it gets confused in using the datings, but often the diodoreo story offers to narrations alternatives to us to those of great historians, like Tucidide and Senofonte for the history until the war of the Peloponneso and the immediately successive period. Indeed, for the period 480-302 Diodoro is our only continued source, often the only one when other authors lack. The diversities of style in the several parts are explained with the change of source, but in the Diodoro complex it writes in a flowing style, using the koinè, and often it lightens the narration with anecdotes, rinunciando, at the same time, to insert long speeches as in Tucidide and Polibio just in ossequio to it dictates me of the sinteticità and the praticità.


DIODORO (80-20 a.C. ca.) De Diodoro nous savons ce peu qu'il dit dans le proemio de son oeuvre. Né à Agirio (aujourd'hui Agira, en province d'Enna) et donc dit aujourd'hui "Sicilien" pour antonomase, entreprises varies des voyages, du soggiornando entre autre à Alessandria pour composer son oeuvre historique, rédigée entre le 60 et le 30 a.C. de signes qui il fait sur Augusto, on présume que Diodoro soit mort autour du 20 a.C. Oeuvre Diodoro est l'auteur de la Bibliothèque Historique, une histoire universelle en 40 livres des origines mythiques à l'expédition de César en Gallia. De l'oeuvre ils restent les livres I-V et XI-XX, et des autres livres seuls extraits et repris (souvent très vastes), dus à la grande circulation et à la notoriété de la Bibliothèque dans l'Tarde Ancien. Nel proemio Diodoro présente ses recherches historiques et introduit comme balai della son oeuvre, et della histoire en général, l'utilité et l'enseignement qui d'elle peut tirer les hommes. L'histoire universelle est exemple de la fratellanza entre les hommes : Elle reconduit à une unique équipe les hommes, divisés entre eux pour espace et temps, mais tu participes d'une unique parenté (le 1, 3). La historiographie est donc en étroit rapport avec la philosophie, en étant les deux recherche de vérité et compréhension des mécanismes d'agir humain. En ligne avec ces argumentations, qui révèlent une influence stoïcienne, Diodoro expose les origine de la civilisation humaine et parle de la première grande civilisation, l'Egypte (livre I). Il suit ensuite l'histoire des grands empires d'Asia (IIIII), à laquelle ils se joignent les mythes héroïques des grecs (specie ceux d'Eracle et des Argonautes : IV). Une brève s'arrête en sens geo-etnografico est le "livre sulle îles" (V), dans lesquelles on examine les îles occidentales, en suivant une parcours qui dalla Gallia arrivent all'Égéen, à à Rodi et Creta, en négligeant les îles "mythiques" comme celles-là del Seuls et de Pancaia (théatres de romans utopiques ne célèbres pas nell'Ellenismo, mais que Diodoro, naïvement, échange pour des réels). Avec une ultérieure exposition et une rationalisation déesses douces elle se ferme la première partie della histoire universelle (VI). Dans les livres VII-X on narrait la période de la guerre de Troie au 480 ; ces livres, comme déjà dit, sont perdus, mais les suivants, fin al XX, nous sont arrivés. Dans les livres XI-XV il s'agit en parallèle de l'histoire grecque et de celle sicilienne, avec des brefs flash sur Rome ; le livre XVI est dédié à Filippo II et le XVII à Alexandre. L'histoire hellénistique occupait les livres XVIIIXXII, pour ensuite être soverchiata de celle romaine, qui avec les guerres puniche (XXIIIXXVII) prenait maintenant le dessus. Les livres XXVIIIXXXVIII s'occupaient de l'âge de l'impérialisme romain (168-88), pour ensuite poursuivre avec l'histoire romaine jusqu'à la guerre gauloise de César dans le 60, avec lequel l'oeuvre se concluait. Considérations La Bibliothèque Historique révèle depuis titre que Diodoro, comme il même affirme, a entendu ramasser dans une vaste synthèse le contenu de diverses oeuvres historiques pour permettre aux spécialistes de ne pas se disperser dans la lecture des individuels auteurs. L'oeuvre est, donc, la summa de la historiographie grecque classique et hellénistique, "un précieux je dépose de traditions divergées, aptes à montrer le nouveau qui la historiographie grecque ont produit après les grandes stagione tucididea" (Musti). Les sources utilisées et recopiées souvent littéralement de Diodoro sont donc très nombreuses : dans les premiers livres Diodoro il se sert de Ctesia de Cnido (médical de cour du roi persan Artaserse II), auteur d'Histoires Persanes en 23 livres, attiré de l'exotique et du merveilleux, les écrivains du III siècle a.C. Ecateo d'Abdera et Megastene, qui se sont intéressés à l'Egypte et à l'Inde ; Eforo et Teopompo pour une vaste partie de l'histoire grecque ; Clitarco pour l'histoire (vastement romancée) d'Alexandre ; Timeo et Duride pour l'histoire hellénistique et sicilienne ; les annalisti romains et Polibio pour l'histoire romaine. Diodoro inclut dans l'histoire même le mythe, senti, en ligne avec Ecateo et Erodoto, comme partie inaliénable de la connaissance des actions humaines. À tel balai il utilise une vision rationnelle du mythe, en puisant à des écrivains qui déjà avaient entrepris telle opération. Si son oeuvre est seulement un congerie de matériels storiografici, quel est alors son importance ? À compter des très durs jugements de la critique du Huit cents (il fut défini "plus misérable des écrivains" de l'allemand Schwartz), la Bibliothèque a comme axe l'admirable but d'une histoire universelle, qui renferme en synthèse le travail de la meilleur (et souvent même des "mineurs") historiographie grecque. L'oeuvre s'insère donc dans l'temperie culturel de l'âge augustea, dans laquelle Rome est sentie comme point d'arrivée de devenir de historique et elle se rend nécessaire la compilation d'histoires universelles. Diodoro emploie une méthode soignée de selezione des sources, souvent en complétant l'exposition principale de la source- de base avec des raccords à autres domaines historique- géographiques, sur l'exemple de son modèle Eforo et de Polibio. Il est vrai que la valeur historique et chronologique de Diodoro dépend beaucoup dalle sources utilisées et que souvent il on confond nell'employer les datations, mais souvent le récit diodoreo nous offre des narrations alternatives à ces de grands historiens, comme Tucidide et Senofonte pour l'histoire fine alla guerre del Peloponneso et del période immédiatement suivante. Au contraire, pour la période 480-302 Diodoro sont notre unique source continuée, souvent l'unique lorsque ils manquent autres auteurs. Les diversités de style dans les diverses parties s'explique avec le changement de source, mais dans le complexe Diodoro il écrit dans un style coulissant, en employant le koinè, et souvent il allège la narration avec des anecdotes, le rinunciando, entretemps, à insérer des longs discours comme en Tucidide et Polibio vraiment en ossequio à dite me de la sinteticità et de la praticità.


DIODORO (80-20 a.C. ca.) Van Diodoro kennen wij die weinig die het aan ons in proemio van zijn werk zegt. Geboren aan Agirio (vandaag Agira, in ondernomen provincie van Enna) en daarom vandaag zeggen "variëert Siciliaans" voor antonomasia, u reizen, soggiornando tussen andere aan Alexandrië om zijn historisch werk samen te stellen, bijgewerkt=wordt= dat tussen 60 en 30 a.C. Van signalen die het op Augusto maakt, één veronderstelt dat Diodoro gestorven=is= rond aan 20 a.C. Het werk Diodoro is de auteur van de Historische Bibliotheek, één universele geschiedenis in 40 boeken van de mythische oorsprong aan de verzending van Cesar in Gallia. Van het werk blijven zij boeken IV en XIXX, en van de andere gehaalde boeken en weer aangenomen solos (veel vaak wijd), hadden aan de grote omloop en de notoriteit van de Recente Bibliotheek in Oude. In proemio introduceert Diodoro het zijn historische onderzoeken en het introduceert als werkingsgebied van zijn werk, en van de geschiedenis in een algemene manier, usefullness en de instructie die geven kan het de mensen trekken. De universele geschiedenis is voorbeeld van fratellanza tussen de mensen: Het leidt tot slechts compages de mensen, uniformen tussen zij voor ruimte en tijd opnieuw, maar het neemt van een enige verhouding deel (1, 3). De historiografie daarom binnen is aangehaalde verhouding met de filosofie, die zowel onderzoek van waarheid als begrip van de mechanismen van menselijk acteren is. Online met deze het redeneren, dat zij een stoic invloed openbaren, stelt Diodoro de oorsprong van de menselijke beschaving bloot en spreekt over de eerste grote beschaving, Egypte (boek I). Het volgt dan de geschiedenis van de grote imperiums van Azië (IIIII), waaraan de heldhaftige mythen van de Grieken (de soorten worden die van Eracle en van Argonauts verbonden: IV). Een korte pauze in geo-etnograficobetekenis is het "boek op eilanden" (V), waarin de westelijke eilanden een onderzoek worden genomen, na een afstand dat het bereik Gallia Egeïsch, aan Rodi en Creta geeft, veronachtzamend de "niet mythische" eilanden zoals die van de Zon en Pancaia (utopian nieuwe theaters viert in Ellenismo, maar die Diodoro, ingenuously, voor echt ruilt). Met een verdere blootstelling en een rationalisatie van mythen van de universele geschiedenis is gesloten eerste deel (U). In boeken VIIX de periode van de oorlog van Troy aan 480 werd verteld; deze boeken, als reeds gezegd, worden verloren, maar de successen aan u, tot XX, zijn aankomen aan u. In boeken XIXV ontwerp tegelijkertijd parallel van de Griekse geschiedenis en dat sicialian, met korte flits op Rome; boek XVI wordt gewijd aan Filippo II en XVII aan Alexander. De hellenistic bezette geschiedenis boekt XVIIIXXII, in orde dan soverchiata van die Romein, dan met punicheoorlogen (XXIIIXXVII) te zijn nam aan uur windwaarts. Boeken XXVIIIXXXVIII werden behandeld de leeftijd van roman imperialisme (168-88), in orde dan om met de roman geschiedenis tot de oorlog Gaulish van Cesar in 60 verder te gaan, waarmee het werk het werd besloten. Overwegingen De Historische Bibliotheek openbaart de titel aangezien het dat Diodoro, zoals zelfde het beweert, heeft betekend om in een brede synthese de inhoud van verscheidene historische werken te verzamelen om de studenten toe te staan om in de lezing van de enige auteurs niet te verspreiden. Het werk is, daarom, summa van de klassieke en hellenistic Griekse historiografie, een "kostbaar pakhuis van diverse tradities, geschikt om nieuwe te tonen die de Griekse historiografie na het grote tucidideaseizoen" (Musti) heeft veroorzaakt. De bronnen die vaak van Diodoro worden gebruikt en letterlijk worden gekopieerd zijn daarom het talrijkst: in de eerste boeken Diodoro neemt de arts van hof van de Perzische koning Artaserse II voordeel zelf van Ctesia Di Cnido (), de Perzische auteur van de Geschiedenis in 23 boeken, die van exotische en prachtige, de schrijvers van III de eeuw a.C. Ecateo Di Abdera en Megastene, interessant naar Egypte en India worden aangetrokken; Eforo en Teopompo voor breed deel van de Griekse geschiedenis; Clitarco voor de geschiedenis (brede romanzata) van Alexander; Timeo en Duride voor de hellenistic en sicialian geschiedenis; annalisti Romein en Polibio voor de roman geschiedenis. Diodoro omvat ook in de geschiedenis de gevoelde mythe, online met Ecateo en Erodoto, aangezien het verlof irrenounceable van de kennis van de menselijke acties. Aan dergelijk werkingsgebied het een visie gebruikt rantsoeneert hen van de mythe, die aan schrijvers bereikt die reeds dergelijke verrichting hadden ondernomen. Als zijn werk slechts één congerie van storiograficimaterialen is, welke is dan zijn belang? Aan prescind heeft de hardste oordelen van de criticus van 1800's (meer wretch van de schrijvers "van Schwartz werd het Duits bepaald"), de Bibliotheek als scharnier de bewonderenswaardige poging van een universele geschiedenis, dat zij in synthese vaak de baan van beste (en ook van de "minderjarigen") de Griekse historiografie insluit. Het werk wordt deel daarom in temperie cultureel van de augustealeeftijd, waarin de historicus van Rome als punt van aankomst van het worden wordt gevoeld en de universele geschiedeniscompilatie noodzakelijk wordt. Diodoro gebruikt een nauwkeurige methode van selectie van de bronnen, vaak integrerend de belangrijkste blootstelling van de bron-basis met verbindingen aan anderen ambles aan historisch-geografisch u, op het voorbeeld van zijn model Eforo en van Polibio. Waar E ' dat de historische en chronologische waarde van Diodoro zeer van de gebruikte bronnen afhangt en dat vaak het in het gebruiken van het dateren verward wordt, maar vaak het diodoreoverhaal biedt aan verhalenalternatieven aan voor ons voor die van grote historici, zoals Tucidide en Senofonte voor de geschiedenis tot de oorlog van Peloponneso en de onmiddellijk opeenvolgende periode. Voor de periode 480-302 Diodoro is namelijk onze enige voortdurende bron, vaak enige wanneer andere auteurs ontbreken. De diversiteit van stijl in de verscheidene delen wordt verklaard met de verandering van bron, maar in complexe Diodoro schrijft het in een stromende stijl, gebruikend koinè, en vaak verlicht het het verhaal met anecdotes, dicteert rinunciando, tezelfdertijd om lange toespraken zoals in Tucidide en Polibio enkel in ossequio aan het op te nemen me van sinteticità en praticità.


DIODORO - (80-20 CA ca.) De Diodoro sabemos eso poco que diga a nosotros en el proemio de su trabajo. Sido nato a Agirio (hoy Agira, en la provincia de Enna) y por lo tanto hoy dicha a "siciliano" para el antonomasia, emprendido le varíe los recorridos, soggiornando entre el otro a Alexandría para componer su trabajo histórico, preparado entre los 60 y la CA 30. De las señales que hace en Augusto, uno presume que Diodoro está muerto alrededor a la CA 20. Trabajo Diodoro es el autor de la biblioteca histórica, una historia universal en 40 libros de los orígenes míticos al envío de Cesar en Gallia. Del trabajo siguen siendo libros IV y XI-XX, y de los otros libros extraídos y de los solos reanudados (mucho a menudo ancho), tuvieron que la grandes circulación y notoriedad de la última biblioteca en la antigua. En proemio el Diodoro introduce sus búsquedas históricas e introduce como alcance de su trabajo, y de la historia de una manera generalizada, del usefullness y de la instrucción que da puede dibujar a los hombres. La historia universal es ejemplo del fratellanza entre los hombres: Conduce de nuevo solamente a compages los hombres, los uniformes en medio ellos para el espacio y el tiempo, pero participa de una única relación (el 1, 3). La historiografía por lo tanto adentro es relación apretada con la filosofía, siendo amba búsqueda de la verdad y el entender de los mecanismos de actuar humano. En línea con estos reasonings, eso que revelan una influencia stoic, Diodoro expone el origen de la civilización humana y habla sobre la primera gran civilización, Egipto (libro I). Entonces sigue la historia de los grandes imperios de Asia (II-III), a los cuales los mitos heroicos de los Griegos (las especies los de Eracle y de los argonautas están conectadas: IV) Una pausa corta en sentido del geo-etnografico es el "libro en las islas" (v), en las cuales las islas occidentales se toman una examinación, después de una distancia que dan a alcance de Gallia el egeo, a Rodi y a Creta, no descuidando "" las islas míticas como los del sol y del Pancaia (los teatros utópicos de la novela celebran en el Ellenismo, pero que intercambia Diodoro, ingenuamente, para verdadero). Con una exposición y una racionalización más ulteriores de mitos de la historia universal está la primera parte cerrada (USTED). En los libros VII-X el período de la guerra de Troy a los 480 fue narrado; estos libros, como ya dicho, se pierden, pero los éxitos a usted, hasta el XX, son llegan a usted. En bosquejo de los libros XI-XV en el paralelo de la historia griega y de ese sicialian, con el flash corto en Roma; el libro XVI se dedica a Filippo II y el XVII a Alexander. La historia helenística ocupada reserva XVIII-XXII, en orden entonces para ser soverchiata de eso romano, que con las guerras del puniche (XXIII-XXVII) llevó la hora el barlovento. Los libros XXVIII-XXXVIII fueron tomados el cuidado de la edad del imperialismo romano (168-88), en la orden entonces a continuar con la historia romana hasta la guerra gaulish de Cesar en los 60, con los cuales el trabajo él fue concluido. Consideraciones La biblioteca histórica revela el título puesto que que Diodoro, como iguales él afirma, ha significado recoger en una síntesis amplia el contenido de varios trabajos históricos para permitir que los estudiantes no se dispersen en la lectura de los solos autores. El trabajo es, por lo tanto, el summa de la historiografía griega clásica y helenística, "un almacén precioso de las tradiciones varias, conveniente demostrar al nuevo que la historiografía griega ha producido después de la gran estación del tucididea" (Musti). Las fuentes usadas y copiadas a menudo literalmente de Diodoro son por lo tanto las más numerosas: en el primer doctor de los libros de Diodoro de la corte del rey persa Artaserse II toma la ventaja sí mismo de Ctesia di Cnido (), autor persa de la historia en 23 libros, atraídos el exótico y el maravilloso, los escritores III de la CA del siglo. Ecateo di Abdera y Megastene, interesado a Egipto y a la India; Eforo y Teopompo para la parte ancha de la historia griega; Clitarco para la historia (romanzata ancho) de Alexander; Timeo y Duride para la historia helenística y sicialian; el annalisti romano y Polibio para la historia romana. Diodoro incluye en la historia también el mito, el fieltro, los en línea con Ecateo y Erodoto, como él licencia irrenounceable del conocido de las acciones humanas. A tal alcance que utiliza una visión las raciona del mito, alcanzando a los escritores que habían emprendido ya tal operación. ¿Si su trabajo es solamente un congerie de los materiales del storiografici, que es entonces su importancia? Al prescind los juicios más duros del crítico del 1800's (más wretch de los escritores "del alemán de Schwartz fue definido"), la biblioteca tienen como la bisagra la tentativa admirable de una historia universal, esa ella incluye a menudo en síntesis el trabajo lo más mejor posible (y también de los "menores de edad") de la historiografía griega. El trabajo se convierte en parte por lo tanto en el temperie cultural de la edad del augustea, en la cual sienten al historiador de Roma como el punto de la llegada de convertirse y la compilación universal de la historia llega a ser necesaria. Diodoro utiliza un método exacto de selección de las fuentes, integrando a menudo la exposición principal de la fuente-base con las conexiones a otras ambla a usted histo'rico-geogra'fico, en el ejemplo de su modelo de Eforo y de Polibio. Verdad E histórica y cronológica ' que la el valor de Diodoro depende muy de las fuentes usadas y que consigue a menudo confuso al usar los datings, pero a menudo las ofertas de la historia del diodoreo a los alternativas de las narraciones a nosotros a los de grandes historiadores, como Tucidide y Senofonte para la historia hasta la guerra del Peloponneso y del período inmediatamente sucesivo. De hecho, porque el período 480-302 Diodoro es nuestra solamente fuente continuada, a menudo la única cuando otros autores carecen. Las diversidades del estilo en las varias piezas se explican con el cambio de la fuente, pero en el complejo de Diodoro escribe en un estilo que fluye, usando el koinè, y aligera a menudo la narración con los anecdotes, rinunciando, en la misma época, de insertar amplios discursos como en Tucidide y Polibio apenas en ossequio a él me dicta del sinteticità y del praticità.


DIODORO - (80-20 CA ca.)
Diodor din Sicilia, mai precis din orasul Agyrion, relateaza in "Biblioteca istorica", cartea XX1, despre "Alexandrina", celebrul complex cultural aflat in templul lui Serapis, ce adapostea o parte a muzeului si bibliotecii din Alexandria.Aici s-ar fi gasit carti (citeste papirusuri) minunate, cele mai multe disparute mai traziu prin distrugerea templului. Despre unele din aceste carti nu avem alte stiri decat cele aflate in tratatul de istorie al grecului sicilian Diodor. O mentiune se refera la papirusuri ce descriau tari mai putin cunoscute acelor vremuri. Dintre acestea, una ii retine istoricului in mod deosebit atentia: "In ce priveste cele ce se povestesc despre Bibliopolis, scriitorii din vechime sunt cu totul de acord. Intreaga populatie a tarii este impartita in sapte caste. Prima este aceea a bibliocratilor si cu toate ca in ce priveste numarul e cu mult in urma celorlalte, se bucura totusi de cea mai mare trecere. Acesti bibliocrati sunt scutiti de orice fel de sarcina obsteasca, nu sunt nici stapani ai altora, nu sunt nici la cheremul vreunui stapan. Singura lor indeletnicire este stapanirea asupra tezaurului cetatii, format in intregime din carti, in care se gaseste toata intelepciunea lumii. Totodata, bibliocratii sunt chiar autorii cartilor de intelepciune. Ei hotarasc cartile care se vor citi copiilor, ii impart apoi pe adolescenti in grupuri deosebite, dupa gradul de intelegere al fiecaruia. Daca, dupa o vreme, vreunul dovedeste o ravna sporita la invatatura sau o pricepere mai adanca, este trecut in grupul mai avansat iar cel care nu mai tine pasul la invatatura cu ceilalti este lasat in grupul celor mai putin avansati. La maturitate, grupurile de invatacei de aceeasi varsta se destrama, iar fiecare este trimis acolo unde ii este locul. Cei mai avansati in studiu si cei mai plini de ravna la scris sunt primiti in cetate, ceilalti sunt numiti agricultori, pastori, meseriasi, razboinici, supraveghetori si dregatori, dupa inclinatiile firesti, Cei admisi in cetate sunt impartiti la randul lor in caste. Bibliocratii cunosc toate tainele lumii, ale lucrurilor de aici si ale celor din lumea de dincolo de moarte, ei prezic seceta si ploile, arata daca vantul va bate prielnic sau daca se vor ivi molime, mai prorocesc si alte intamplari ce pot fi de folos celor ce le aud. Afland mai devreme viitorul, atat oamenii cetatii cat si cei din afara ei iau masurile trebuitoare pentru a preveni toate lipsurile si pun de-o parte, din timp in timp, cele ce le vor fi de folos la nevoie. Ei sunt chemati la implinirea jertfelor obstesti, pentru a indeplini ritualurile cetatii, deoarece domneste credinta ca bibliocratii sunt nespus de dragi zeilor. Pentru aceste servicii ei primesc daruri si li se arata deosebita cinstire. Ce-a de-a doua casta este cea a bibliothetilor care se pare ca e mult mai numeroasa decat cea dintai; ei sunt legiuitorii caci nu orice om e indreptatit sa scrie carti de legi si sa statorniceasca legile cartilor ce se vor scrie, ci doar bibliothetii, o specie de creatori ce se iveste rar printre oameni. Ei hotarasc scrierea unor carti insemnate, de pilda, despre istoria straveche a oamenilor, ei impart teme scriitorilor, cum ar fi cele despre cer si stele, despre muzica si numere, despre mestesuguri si arte, precum si multe alte teme. Mai mult, bibliothetii, cunosc toate secretele mestesugului de a scrie, ei scriu cartile cele mai importante dupa cele scrise de bibliocrati si vegheaza sa nu apara carti ce ar face de ras cetatea. Cand nu pot decide, le infatiseaza bibliocratilor care hotarasc daca raman sau nu in biblioteca cetatii. Cele care nu raman, cartile slabe sau cele considerate primejdioase pentru gustul public sunt aruncate. Din randurile bibliothetilor sunt chemati sfetnicii bibliocratilor, impartitorii cartilor cetatii si judecatorii neintelegerilor. Ca sa vorbim indeobste, ei ocupa cele mai inalte dregatorii, adica functiile de comanda. In fiecare an, bibliothetii sunt schimbati, ei cedand altora insarcinarile, astfel ca fiecare din ei este pregatit pentru a conduce. Ocuparea dregaturiilor este hotarata de adunarea locuitorilor din Bibliopolis. Din casta a treia faca parte bibliofilii mult mai numerosi decat cei din primele doua, iar singura lor preocupare este sa citeasca tot timpul carti, sa le imprumute, si sa faca schimb cu ele. Pot fi intalniti pretutindeni, citind la umbra sau schimband carti in agora, certandu-se pentru o carte sau laudand altele. Pasiunea lor pentru carti este atat de mare, incat, in ciuda priceperii de care dovada, ei ajung rareori sa scrie. Totusi, din randurile lor s-au ridicat marii scriitori ai cetatii, care au refuzat de multe ori sa intre in randurile bibliothetilor sau ale bibliocratilor, fara ca prin aceasta sa isi atraga ura acelora. Cartile lor au fost insa cu greu recunoscute, din pricina ca temele si le alegeau singuri. Cei mai multi dintre bibliofili poseda vaste biblioteci transmise din tata-n fiu. Cand o familie se stinge, cartile devin ale cetatii, astfel incat probabil nu trebuie crezuta povestea ca unii dintre ei au biblioteci mai mari decat ale cetatii. In casta a patra se afla bibliographii, dintre care cativa sunt scriitori, unii copisti, iar altii fauresc uneltele de trebuinta pentru scris. Casta a cincea o alcatuiesc bibliolathii, adica fosti membri ai celorlalte caste, care sufera, din pricina prea multor carti citite, de amnezie. Putini se vindeca, cei mai multi mor asa, dar gloria cartilor scrise sau a faptelor mnemotehnice ramane. In memoria cetatii. Casta a sasea cuprinde pe bibliofagi, sau, cum mai sunt numiti, bibliofobii. Ei provin fie din localnici care au innebunit din pricina cartilor, fiind porniti spre distrugerea lor, fie din straini, dusmani ai cetatii, vestiti incendiatori de biblioteci, cuceritori de popoare si cetati, pe care locuitorii din Bibilopolis ii intemniteaza, organizand vanatori pentru prinderea si aducerea lor in captivitate. Bibliofagii sunt hraniti cu carti, lor li se arunca cartile cu greseli, cele proaste, sau cele socotite primejdioase. Sunt tinuti in custi, la intrarea fiecarei biblioteci importante, pentru ca tinerii si copii sa-i vada si sa ia aminte cum ajung cei care nu respecta legile cetatii. Ultima si cea de-a saptea casta este cea a bibliodulilor, numiti asa pentru ca ei iubesc cartile cu patima si ar face orice numai sa citeasca mai mult. Traiesc in afara incintei cetatii, fiind agricultori, pastori, mestesugari si negustori, razboinici, supraveghetori si dregatori, medici, arhitecti, muzicieni, artisti. Ei pot intra oricand in cetate, mai ales la batranete, cand experiennta de-o viata le permite si lor sa scrie cate o carte. Bibliodulii sunt atat de puternici incat au iesit intotdeauna invingatori in razboaiele cu vecinii sau cu barbarii navalitori. Puterea lor este garantia pacii in cetate, iar constitutia tarii le da dreptul sa schimbe oricand conducerea, daca aceasta nu respecta legile, lucru care nu s-a intamplat in istoria tarii decat o data, cand printre bibliocrati s-a strecurat un bibliofag, care urmarea sa puna mana pe putere, si sa arda toate cartile. Popoarele si triburile vrasmase cunosc doar faima de razboinici a bibliodulilor iar singurele carti cunoscute in afara cetatii sunt cele privind faptele de arme ale acestor viteji razboinici, mestesugari si negustori. Mai multe ode le-au fost inchinate, imnuri de slava a mestesugului razboinic si vitejiei in lupta, cu toate ca in jocurile lor se intrec numai la scris, iar castigatorii se bucura de cea mai mare cinste, indiferent de casta din care provin. Acestea sunt castele in care se imparte populatia Bibliopolisului. Lor le sunt ingaduite casatoriile intre caste, schimbarea meseriilor si trecerea dintr-o casta in alta, afara de cele ale bibliolathiilor si bibliofagilor. E locul sa vorbim acum despre darurile pe care zeii le-au facut acestor locuri, din pricina locuitorilor pentru carti. Pamantul este fertil si aerul bun, roadele de care au trebuinta cresc aproape singure, iar locuitorii au ragaz pentru citit. Invatatura pe care o primesc de mici ii face sa puna o chibzuiala adanca in tot ceea ce savarsesc, faptul are un inteles al lui, ceea ce indeparteaza multe din necazurile pe care le au cei ce traiesc impreuna. Narozii si pociturile sunt inlaturati de la bun inceput, ceilalti copii sunt dati de mici in grija educatorilor. In legatura cu zeii si cu tot ceea ce mitologia povesteste despre fiecare dintre muritori, parerea bibliotilor difera in multe privinte de acea a neamurilor cunoscute, fie ei greci sau barbari. Potrivit traditiei lor, zeul suprem este Marele Scrib, a carui carte este lumea, iar istoria fiecarei tari este inscrisa acolo dinainte. Marele Scrib isi rescrie mereu cartea, iar cand unele parti nu-i mai plac le rescrie sau le sterge cu totul. Uneori, el scrie despre stele, asa se face ca apar stele noi, iar unele mai cad, alteori scrie despre natura lucrurilor, inchipuind noi stari sau adancindu-si gandurileCand se amuza, scrie despre arte si mestesuguri, despre jocuri si intreceri, despre noi popoare sau tari, astfel ca lumea in care traim si celelalte nenumarate lumi se schimba mereu. Fratele lui este stapanul imparatiei intunericului si a fost alungat din ceruri pentru ca si-a permis sa mai adaoge paragrafe sau capitole, pline de greseli, de litere pocite sau mancate, asa se face ca au aparut relele pe lumea aceasta. Ceilalti zei sunt oameni din vechime care au descifrat sensul ascuns al cate unui paragraf, ce deslusea rostul cultivarii pamantului, al cresterii vitelor, al cercetarii stelelor, al mestesugurilor, muzicii, poeziei, razboiului si al tuturor celor ce sunt cunoscute de oameni, ceea ce i-a facut pe acestia sa le atribuie rangul de zei-cititori. Jertfele bibliotilor sunt cartile, intrucat Marele Scrib ar fi lasat in Cartea sa multe locuri goale, unde aseaza cele mai frumoase carti scrise de catre oameni, ale caror autori devin nemuritori. biblioteca lor este o incercare de reconstituire a Cartii. O credinta straveche sustine ca daca biblioteca se va intregi, continand in sine Cartea, atunci cetatea nu va mai exista in timp, nici in spatiu, va deveni eterna, iar Marele Scrib va accepta sa traiasca in ea, alaturi de ceilalti locuitori. Cu privire la aceasta credinta exista o disputa intre bibliocrati, singura disputa care imparte cetatea in doua parti rivale, intrucat invataceii mai tineri sustin ca nu e cu putinta implinirea acestei credinte eretice, iar daca ea ar fi cu putinta, atunci ar avea loc sfarsitul lumii. Ei cred ca din moment ce cartea scrisa de Maerele Scrib cuprinde intr-insa toate cartile din lume, nu este cu putinta sa existe o biblioteca atat de mare care sa cuprinda in sine si Cartea si toate celelalte carti, pentru simplul motiv ca marea Carte contine in sine deja biblioteca. Pana la urma, ei se impaca, inchinand jertfe singurului ce ar putea sa dezlege aporia, Marele Scrib.

DIODORO SICULO

DIODORUS SICULUS

BIBLIOTHECA I 14

A cura di Michela Benedetti

[1] Prw'ton me;n ga;r pau'sai th'" ajllhlofagiva" to; tw'n ajnqrwvpwn gevno", euJrouvsh" me;n ?Isido" tovn te tou' purou' kai; th'" kriqh'" karpovn, fuovmenon me;n wJ" e[tuce kata; th;n cwvran meta; th'" a[llh" botavnh", ajgnoouvmenon de; uJpo; tw'n ajnqrwvpwn, tou' de; ∆Osivrido" ejpinohsamevnou kai; th;n touvtwn katergasivan tw'n karpw'n, hJdevw" metaqevsqai pavnta" th;n trofh;n diav te th;n hJdonh;n th'" fuvsew" tw'n euJreqevn- twn kai; dia; to; faivnesqai sumfevron uJpavrcein ajpevcesqai th'" kat∆ ajllhvlwn wjmovthto". [2] martuvrion de; fevrousi th'" euJrevsew" tw'n eijrhmevnwn karpw'n to; throuvmenon par∆ aujtoi'" ejx ajrcaivwn novmimon: e[ti ga;r kai; nu'n kata; to;n qerismo;n tou;" prwvtou" ajmhqevnta" stavcu" qevnta" tou;" ajnqrwvpou" kovptesqai plhsivon tou' dravgmato" kai; th;n ?Isin ajnakalei'sqai, kai; tou'to pravttein timh;n ajponevmonta" th'/ qew'/ tw'n euJrhmevnwn kata; to;n ejx ajrch'" th'" euJrevsew" kairovn. [3] par∆ ejnivai" de; tw'n povlewn kai; toi'" ∆Iseivoi" ejn th'/ pomph'/ meta; tw'n a[llwn fevresqai kai; puqmevna" purw'n kai; kriqw'n, ajpomnhmovneuma tw'n ejx ajrch'" th'/ qew'/ filotevcnw" euJreqevntwn. qei'nai dev fasi kai; novmou" th;n ?Isin, kaq∆ ou}" ajllhvloi" didovnai tou;" ajnqrwvpou" to; divkaion kai; th'" ajqevsmou biva" kai; u{brew" pauvsasqai dia; to;n ajpo; th'" timwriva" fovbon: [4] dio; kai; tou;" palaiou;" ?Ellhna" th;n Dhvmhtran qesmofovron ojnomavzein, wJ" tw'n novmwn prw'ton uJpo; tauvth" teqeimevnwn.

« Per prima cosa il genere umano cessò di divorarsi a vicenda, nel momento in cui Iside scoprì il frutto del frumento e dell?orzo che cresceva, come accadeva, nella regione insieme all?altra erba, ma che era sconosciuto agli uomini, avendo Osiride inventato anche la coltivazione di tutti i frutti, tutti volentieri cambiarono il nutrimento per il piacere della natura delle cose scoperte e perché sembrava opportuno astenersi dalla crudeltà gli uni verso gli altri. [2] Come prova della scoperta dei frutti portano una consuetudine conservatasi presso di loro fin dall?antichità; ancora adesso infatti, nel tempo della mietitura, gli uomini, dopo aver consacrato le prime spighe falciate, si percuotono nei pressi del covone ed invocano Iside, e compiono questo rendendo onore alla dea delle scoperte fin dall?origine nella stagione dell?invenzione. [3] Presso alcune città e nel corso delle feste di Iside, nella processione, portano con le altre cose anche steli di frumento ed orzo, in ricordo dei prodotti scoperti in origine dalla dea con ingegno. Dicono che Iside stabilì anche le leggi ? in base alle quali gli uomini si danno giustizia l?uno l?altro e si astengono dall'empia violenza e tracotanza per il timore del castigo; [4] perciò anche gli antichi Greci chiamarono Demetra ?Tesmophoros?, dal momento che le leggi furono per la prima volta poste da questa.»

BIBLIOTHECA V, 1-5

Pavntwn me;n tw'n ejn tai'" ajnagrafai'" crhsivmwn pronohtevon tou;" iJstorivan suntattomevnou", mavlista de; th'" kata; mevro" oijkonomiva". au{th ga;r ouj movnon ejn toi'" ijdiwtikoi'" bivoi" polla; sumbavlletai pro;" diamonh;n kai; au[xhsin th'" oujsiva", ajlla; kai; kata; ta;" iJstoriva" oujk ojlivga poiei' proterhvmata toi'" suggrafeu'sin. e[nioi de; kai; kata; th;n levxin kai; kata; th;n polupeirivan tw'n ajnagrafomevnwn pravxewn ejpainouvmenoi dikaivw", ejn tw'/ kata; th;n oijkonomivan ceirismw'/ dihvmarton, w{ste tou;" me;n povnou" kai; th;n ejpimevleian aujtw'n ajpodoch'" tugcavnein para; toi'" ajnaginwvskousi, th;n de; tavxin tw'n ajnagegrammevnwn dikaiva" tugcavnein ejpitimhvsew". Tivmaio" me;n ou\n megivsthn provnoian pepoihmevno" th'" tw'n crovnwn ajkribeiva" kai; th'" polupeiriva" pefrontikwv", dia; ta;" ajkaivrou" kai; makra;" ejpitimhvsei" eujlovgw" diabavlletai, kai; dia; th;n uJperbolh;n th'" ejpitimhvsew" ∆Epitivmaio" uJpov tinwn wjnomavsqh. ?Eforo" de; ta;" koina;" pravxei" ajnagravfwn ouj movnon kata; th;n levxin, ajlla; kai; kata; th;n oijkonomivan ejpitevteuce: tw'n ga;r bivblwn eJkavsthn pepoivhke perievcein kata; gevno" ta;" pravxei". diovper kai; hJmei'" tou'to to; gevno" tou' ceirismou' prokrivnante", kata; to; dunato;n ajntecovmen meqa tauvth" th'" proairevsew". [2] kai; tauvthn th;n bivblon ejpigravfonte" nhsiwtikh;n ajkolouvqw" th'/ grafh'/ peri; prwvth" th'" Sikeliva" ejrou'men, ejpei; kai; krativsth tw'n nhvswn ejsti; kai; th'/ palaiovthti tw'n muqologoumevnwn peprwvteuken. ÔH ga;r nh'so" to; palaio;n ajpo; me;n tou' schvmato" Trinakriva klhqei'sa, ajpo; de; tw'n katoikhsavntwn aujth;n Sikanw'n Sikaniva prosagoreuqei'sa, to; teleutai'on ajpo; Sikelw'n tw'n ejk th'" ∆Italiva" pandhmei; peraiwqevntwn wjnovmostai Sikeliva. e[sti d∆ aujth'" hJ perivmetro" stadivwn wJ" tetrakiscilivwn triakosivwn eJxhvkonta: tw'n ga;r triw'n pleurw'n hJ me;n ajpo; th'" Pelwriavdo" ejpi; to; Liluvbaion uJpavrcei stadivwn cilivwn eJptakosivwn, hJ d∆ ajpo; Lilubaivou mevcri Pacuvnou th'" Surakosiva" cwvra" stadivwn cilivwn kai; pentakosivwn, hJ d∆ ajpoleipomevnh stadivwn cilivwn eJkato;n tessaravkonta. oiJ tauvthn ou\n katoikou'nte" Sikeliw'tai pareilhvfasi para; tw'n progovnwn, ajei; th'" fhvmh" ejx aijw'no" paradedomevnh" toi'" ejkgovnoi", iJera;n uJpavrcein th;n nh'son Dhvmhtro" kai; Kovrh": e[nioi de; tw'n poihtw'n muqologou'si kata; to;n tou' Plouvtwno" kai; Fersefovnh" gavmon uJpo; Dio;" ajnakavlup tra th'/ nuvmfh/ dedovsqai tauvthn th;n nh'son. tou;" de; katoikou'nta" aujth;n to; palaio;n Sikanou;" aujtovcqona" ei\naiv fasin oiJ nomimwvtatoi tw'n suggrafevwn, kai; tav" te proeirhmevna" qea;" ejn tauvth/ th'/ nhvsw/ prwvtw" fanh'nai kai; to;n tou' sivtou karpo;n tauvthn prwvthn ajnei'nai dia; th;n ajreth;n th'" cwvra", peri; w|n kai; to;n ejpifanevstaton tw'n poihtw'n marturei'n levgonta:

« Coloro che scrivono storia è necessario che riflettano sugli elementi utili nelle registrazioni e soprattutto sulla distribuzione delle parti. Questa infatti non solo contribuisce molto nella vita privata alla conservazione ed all?accrescimento del patrimonio, ma anche nelle storie porta non pochi vantaggi agli scrittori. Alcuni, pur se giustamente elogiati per lo stile e per la grande esperienza delle opere scritte, sbagliarono nell?organizzazione della distribuzione, così che le loro cure ed attenzioni ottennero approvazione dai lettori, ma l?ordine delle cose scritte ricevette un giusto biasimo. Timeo dunque, avendo messo grandissima attenzione nell?esattezza della cronologia e avendo avuto cura di grande esperienza, viene a ragione screditato per gli inopportuni e lunghi rimproveri, e, per l?eccesso di accusa fu detto da alcuni ?Epitimeo?. Eforo invece, autore di opere universali, ha ottenuto ottimi risultati non solo nello stile, ma anche nell?economia (testuale) : infatti ha fatto in modo che ciascun libro comprendesse le opere per genere. Perciò anche noi, preferendo questo tipo di distribuzione, per quanto possibile ci atteniamo a questa scelta

[2] Dal momento che abbiamo dato a questo libro il titolo ?sulle isole?, parleremo per prima della Sicilia, poiché è la più fertile delle isole ed ha il primo posto per l?antichità dei racconti. L?isola, chiamata fin dall?antichità ?Trinacria? per la forma, detta ?Sicania? dai Sicani che la abitavano, infine è stata denominata ?Sicilia? dai Siceli trasferitisi in massa dall?Italia. Il suo perimetro è di 4360 stadi: dei tre lati, quello che va da capo Pelorio a capo Lilibeo si estende per 1700 stadi, quello da capo Lilibeo al Pachino nella regione di Siracusa per 1500 stadi, l?ultimo per 1140 stadi. I Sicelioti che abitano questa regione hanno appreso dagli avi ? questa notizia è stata sempre trasmessa fin dai tempi antichi ai discendenti ? che l?isola è sacra a Demetra e Kore; alcuni poeti raccontano che, in occasione delle nozze di Plutone e di Persephone, quest?isola fu donata da Zeus alla sposa come dono di nozze. I più illustri scrittori dicono che i Sicani, che anticamente la abitavano, erano autoctoni e che le due dee sopra nominate apparvero per la prima volta in quest?isola e che questa produsse per prima il frutto del grano grazie alla fertilità della regione, cose delle quali anche il più famoso dei poeti dà testimonianza dicendo :

ajlla; tav g∆ a[sparta kai; ajnhvrota pavnta

fuvontai

?ma tutto nasce non seminato e non arato,

puroi; kai; kriqaiv, hjd∆ a[mpeloi, ai{te fevrousin

grano ed orzo, e viti, che portano

oi\non ejristavfulon, kaiv sfin Dio;" o[mbro" ajevxei.

vino ricco di grappoli, e la pioggia di Zeus li fa

crescere.? (Omero, Odissea IX, 109-111)

e[n te ga;r tw'/ Leontivnw/ pedivw/ kai; kata; pollou;" a[llou" tovpou" th'" Sikeliva" mevcri tou' nu'n fuvesqai tou;" ajgrivou" ojnomazomevnou" purouv". kaqovlou de; pro; th'" euJrevsew" tou' sivtou zhtoumevnou kata; poivan th'" oijkoumevnh" gh'n prw'ton ejfavnhsan oiJ proeirhmevnoi karpoiv, eijkov" ejstin ajpodivdosqai to; prwtei'on th'/ krativsth/ cwvra/: kai; ta;" qea;" de; ta;" euJrouvsa" ajkolouvqw" toi'" eijrhmevnoi" oJra'n ejsti mavlista timw mevna" para; toi'" Sikeliwvtai". [3] kai; th'" aJrpagh'" th'" kata; th;n Kovrhn ejn tauvth/ genomevnh" ajpovdeixin ei\nai levgousi fanerwtavthn o{ti ta;" diatriba;" aiJ qeai; kata; tauvthn th;n nh'son ejpoiou'nto dia; to; stevrge sqai mavlista par∆ aujtai'" tauvthn. genevsqai de; muqologou'si th;n aJrpagh;n th'" Kovrh" ejn toi'" leimw'si toi'" kata; th;n ?Ennan. e[sti d∆ oJ tovpo" ou|to" plhsivon me;n th'" povlew", i[oi" de; kai; toi'" a[lloi" a[nqesi pantodapoi'" ejkpreph;" kai; th'" qea'" a[xio". dia; de; th;n ajpo; tw'n fuomevnwn ajnqw'n eujwdivan levgetai tou;" kunhgei'n eijwqovta" kuvna" mh; duvnasqai stibeuvein, ejmpodizomevnou" th;n fusikh;n ai[sqhsin. e[sti d∆ oJ proeirhmevno" leimw;n a[nwqen me;n oJmalo;" kai; pantelw'" eu[udro", kuvklw/ d∆ uJyhlo;" kai; pantacovqen krhmnoi'" ajpovtomo". dokei' d∆ ejn mevsw/ kei'sqai th'" o{lh" nhvsou, dio; kai; Sikeliva" ojmfalo;" uJpov tinwn prosagoreuvetai. e[cei de; kai; plhsivon a[lsh ªkai; leimw'nasº kai; peri; tau'ta e{lh, kai; sphvlaion eujmevgeqe", e[con cavsma katavgeion pro;" th;n a[rkton neneukov", di∆ ou| muqologou'si to;n Plouvtwna meq∆ a{rmato" ejpelqovnta poihvsasqai th;n aJrpagh;n th'" Kovrh". ta; de; i[a kai; tw'n a[llwn ajnqw'n ta; parecovmena th;n eujwdivan paradovxw" di∆ o{lou tou' ejniautou' paramevnein qavllonta kai; th;n o{lhn provsoyin ajnqhra;n kai; ejpiterph' parecovmena. muqologou'si de; meta; th'" Kovrh" ta;" th'" oJmoiva" parqeniva" hjxiwmevna" ∆Aqhna'n te kai; ?Artemin suntrefomevna" sunavgein met∆ aujth'" ta; a[nqh kai; kataskeuavzein koinh'/ tw'/ patri; Dii; to;n pevplon. dia; de; ta;" met∆ ajllhvlwn diatribav" te kai; oJmiliva" aJpavsa" stevrxai th;n nh'son tauvthn mavlista, kai; lacei'n eJkavsthn aujtw'n cwvran, th;n me;n ∆Aqhna'n ejn toi'" peri; to;n ÔImevran mevresin, ejn oi|" ta;" me;n Nuvmfa" carizomevna" ∆Aqhna'/ ta;" tw'n qermw'n uJdavtwn ajnei'nai phga;" kata; th;n ÔHraklevou" parousivan, tou;" d∆ ejgcwrivou" povlin aujth'/ kaqierw'sai kai; cwvran th;n ojnomazomevnhn mev cri tou' nu'n ∆Aqhvnaion: th;n d∆ ?Artemin th;n ejn tai'" Surakouvsai" nh'son labei'n para; tw'n qew'n th;n ajp∆ ejkeivnh" ∆Ortugivan uJpov te tw'n crhsmw'n kai; tw'n ajnqrwvpwn ojnomasqei'san. oJmoivw" de; kai; kata; th;nnh'son tauvthn ajnei'nai ta;" Nuvmfa" tauvta" carizomevna" th'/ ∆Artevmidi megivsthn phgh;n th;n ojnomazomev nhn ∆Arevqousan. tauvthn d∆ ouj movnon kata; tou;" ajrcaivou" crovnou" e[cein megavlou" kai; pollou;" ijcqu'", ajlla; kai; kata; th;n hJmetevran hJlikivan diamevnein sumbaivnei touvtou", iJerou;" o[nta" kai; ajqivktou" ajnqrwvpoi": ejx w|n pollavki" tinw'n kata; ta;" polemika;" peristavsei" fagovntwn, paradovxw" ejpeshvmhne to; qei'on kai; megavlai" sumforai'" perievbale tou;" tolmhvsanta" prosenevgkasqai: peri; w|n ajkribw'" ajna gravyomen ejn toi'" oijkeivoi" crovnoi". [4] oJmoivw" de; tai'" proeirhmevnai" dusi; qeai'" kai; th;n Kovrhn lacei'n tou;" peri; th;n ?Ennan leimw'na": phgh;n de; megavlhn aujth'/ kaqierwqh'nai ejn th'/ Surakosiva/ th;n ojnomazo- mevnhn Kuavnhn. to;n ga;r Plouvtwna muqologou'si th;n aJrpagh;n poihsavmenon ajpokomivsai th;n Kovrhn ejf∆ a{rmato" plhsivon tw'n Surakousw'n, kai; th;n gh'n ajnarrhvxanta aujto;n me;n meta; th'" aJrpageivsh" du'nai kaq∆ a{/dou, phgh;n d∆ ajnei'nai th;n ojnomazomevnhn Kuavnhn, pro;" h|/ kat∆ ejniauto;n oiJ Surakovsioi panhvgurin ejpifanh' suntelou'si, kai; quvousin oiJ me;n ijdiw'tai ta; ejlavttw tw'n iJereivwn, dhmosiva/ de; tauvrou" buqivzousin ejn th'/ livmnh/, tauvthn th;n qusivan katadeivxanto" ÔHraklevou" kaq∆ o}n kairo;n ta;" Gh- ruovnou bou'" ejlauvnwn perih'lqe pa'san ªth;nº Sikelivan. meta; de; th;n th'" Kovrh" aJrpagh;n muqologou'si th;n Dhvmhtran mh; dunamevnhn ajneurei'n th;n qugatevra lampavda" ejk tw'n kata; th;n Ai[tnhn krathvrwn ajnayamevnhn ejpelqei'n ejpi; polla; mevrh th'" oijkoumevnh", tw'n d∆ ajnqrwvpwn tou;" mavlist∆ aujth;n prosdexamevnou" eujergeth'sai to;n tw'n purw'n karpo;n ajntidwrhsamevnhn. filanqrwpovtata de; tw'n ∆Aqhnaivwn uJpodexamevnwn th;n qeovn, prwvtoi" touvtoi" meta; tou;" Sikeliwvta" dwrhvsasqai to;n tw'n purw'n karpovn: ajnq∆ w|n oJ dh'mo" ou|to" perittovteron tw'n a[llwn ejtivmhsan th;n qeo;n qusivai" t∆ ejpifanestavtai" kai; toi'" ejn ∆Eleusi'ni musthrivoi", a} dia; th;n uJperbolh;n th'" ajrcaiovthto" kai; aJgneiva" ejgevneto pa'sin ajnqrwvpoi" peribovhta. para; de; tw'n ∆Aqhnaivwn polloi; metalabovnte" th'" ejk tou' sivtou filanqrwpiva", kai; toi'" plhsiocwvroi" metadidovnte" tou' spevrmato", ejplhvrwsan pa'san th;n oijkoumevnhn. oiJ de; kata; th;n Sikelivan, dia; th;n th'" Dhvmhtro" kai; Kovrh" pro;" aujtou;" oijkeiovthta prw'toi th'" euJrevsew" tou' sivtou metalabovnte", eJkatevra/ tw'n qew'n katevdeixan qusiva" kai; anhguvrei", ejpwnuvmou" aujtai'" poihvsante" kai; tw'/ crovnw/ diashmhvnante" ta;" doqeivsa" dwreav". th'" me;n ga;r Kovrh" th;n katagwgh;n ejpoihvsanto peri; to;n kairo;n ejn w|/ to;n tou' sivtou karpo;n telesiourgei'sqai sunevbaine, kai; tauvthn th;n qusivan kai; panhvgurin meta; tosauvth" aJgneiva" kai; spoudh'" ejpitelou'sin o{sh" eijkov" ejsti tou;" th'/ krativsth/ dwrea'/ prokriqevnta" tw'n a[llwn ajnqrwvpwn ajpodidovnai ta;" cavrita": th'" de; Dhvmhtro" to;n kairo;n th'" qusiva" proevkrinan ejn w|/ th;n ajrch;n oJ spovro" tou' sivtou lambavnei, ejpi; d∆ hJmevra" devka panhvgurin a[gousin ejpwvnumon th'" qeou' tauvth", th'/ te lamprovthti th'" paraskeuh'" megaloprepestavthn kai; th'/ diaskeuh'/ mimouvmenoi to;n ajrcai'on bivon. e[qo" d∆ ejsti;n aujtoi'" ejn tauvtai" tai'" hJmevrai" aijscrologei'n kata; ta;" pro;" ajllhvlou" oJmiliva" dia; to; th;n qeo;n ejpi; th'/ th'" Kovrh" aJrpagh'/ lupoumevnhn gelavsai dia; th;n aijscrologivan. [5] Peri; de; th'" kata; th;n Kovrhn aJrpagh'", o{ti gevgonen wJ" proeirhvkamen, polloi; tw'n ajrcaivwn suggrafevwn kai; poihtw'n memarturhvkasi. Karkivno" me;n ga;r oJ tw'n tragw/diw'n poihthv", pleonavki" ejn tai'" Surakouvsai" parepidedhmhkw;" kai; th;n tw'n ejgcwrivwn teqeamevno" spoudh;n peri; ta;" qusiva" kai; panhguvrei" th'" te Dhvmhtro" kai; Kovrh", katecwvrisen ejn toi'" poihvmasi touvsde tou;" stivcou":

Infatti sia nella pianura di Leontini sia in molti altri luoghi della Sicilia ancora adesso nasce il grano detto selvatico. Indagando in generale riguardo alla scoperta del grano, in quale regione della terra apparvero i suddetti frutti, è verisimile attribuire il primo posto alla regione più fertile; conseguentemente alle cose dette, è anche possibile vedere che lo hanno inventato sono onorate moltissimo presso i Sicelioti. [3] Dicono che la prova più chiara del rapimento di Kore avvenuto in questa (regione) è che le dee passavano molto tempo in quest?isola perché stava loro molto a cuore. Narrano che il ratto di Kore avvenne nei prati vicino all?Enna. Questo luogo è nelle vicinanze della città, bellissimo per le viole e per gli altri fiori di tutti i tipi e degno della dea. Per il profumo dei fiori che vi crescono si dice che i cani abituati ad andare a caccia non sono capaci di seguire le tracce, impediti nella percezione fisica. Il prato suddetto è all?interno pianeggiante e interamente ricco di acqua, tutt?intorno invece elevato e scosceso da ogni parte con dirupi. Sembra trovarsi in mezzo a tutta l?isola, perciò viene detto da alcuni anche ?ombelico? della Sicilia. Vicino ha boschi sacri e, intorno a questi, paludi, e una grotta di considerevoli dimensioni, che ha un?apertura sotterranea rivolta a nord, attraverso la quale raccontano che Plutone, sopraggiunto con il carro, compì il rapimento di Kore. Le viole e gli altri fiori che mandano profumo straordinariamente resistono per tutto l?anno, sbocciando e offrendo un aspetto tutto fiorito e piacevole. Narrano che Atena ed Artemide, allevate con Kore pur preferendo un?identica verginità, raccoglievo fiori con lei e preparavano insieme il peplo per il padre Zeus. Per il loro trascorrere molto tempo insieme e per la familiarità tutte amavano moltissimo quest?isola, e ciascuna di loro ottenne in sorte una regione, Atena nella parte intorno ad Imera, dove le Ninfe, facendo cosa gradita ad Atena, fecero sgorgare sorgenti di acque calde in occasione della venuta di Eracle, gli abitanti le consacrano una città e la regione chiamata fino ad oggi ?Ateneo?; Artemide ricevette dagli dei l?isola a Siracusa chiamata in suo onore ?Ortigia? dagli oracoli e dagli uomini. Ugualmente anche in quest?isola queste Ninfe, facendo cosa gradita ad Artemide, fecero sgorgare una grandissima fonte detta ?Aretusa?. Non solo questa ebbe nei tempi antichi grandi e numerosi pesci, ma anche nella nostra epoca accade che questi siano rimasti, essendo sacri e non toccabili dagli uomini; quando alcuni ne mangiarono in circostanze di guerra, in modo straordinario il dio mandò segni e gettò su coloro che avevano osato prenderli grandi disgrazie; riguardo a queste cose scriveremo con precisione al momento adatto.

[4] Come le due dee sopra nominate anche Kore ottenne in sorte i prati intorno all?Enna; una grande fonte, detta ?Ciane?, le fu consacrata a Siracusa. Raccontano infatti che Plutone, attuato il rapimento, trasportò Persephone sul carro vicino a Siracusa, e, avendo squarciato la terra, sprofondò nell?Ade con la rapita, ma fece scaturire la fonte detta ?Ciane?, presso la quale ogni anno i Siracusani celebrano una famosa panegyris e i privati sacrificano le vittime più piccole, mentre a carattere pubblico affogano nel lago tori, avendo introdotto Eracle questo sacrificio nel tempo in cui, spingendo i buoi di Gerione, attraversò tutta la Sicilia. Raccontano che dopo il rapimento di Kore Demetra, non riuscendo a trovare la figlia, dopo aver acceso fiaccole dai crateri dell?Etna, percorse molte regioni della terra abitata, e beneficò, tra gli uomini, quelli che l?avevano accolta, donando loro il frutto del grano. Dal momento che gli Ateniesi l?avevano ricevuta con moltissima cortesia, a questi per primi dopo i Sicelioti fu donato il frutto del grano; in cambio di questo tale popolo onorò la dea con più magnificenza rispetto alle altre divinità, sia con sacrifici ragguardevoli sia con i misteri ad Eleusi, i quali, per la superiorità nell?antichità e nella santità, divennero i più famosi per tutti gli uomini. Molti (popoli), avendo ricevuto dagli Ateniesi il vantaggio del grano e avendo distribuito il seme ai (popoli) vicini, riempirono tutta la terra. Gli abitanti della Sicilia, per il fatto di aver ricevuto per primi la scoperta del grano grazie al soggiorno presso di loro di Demetra e Kore, introdussero per ciascuna dea sacrifici e cerimonie, rendendole loro eponime ed indicando con la data i doni ricevuti. Posero infatti il rapimento di Kore all?incirca nel momento in cui accadeva che il frutto del grano venisse a maturazione, - compiono questo sacrificio e cerimonia con tale santità e cura con quale è verosimile che rendano grazie coloro che tra gli uomini sono stati preferiti per il dono più importante; come periodo del sacrificio a Demetra scelsero quello in cui la semina del grano prende inizio, - celebrano per dieci giorni la panegyris eponima di questa dea, la più splendida per la magnificenza dei preparativi, imitando con la preparazione l?antica vita. È loro costume in questi giorni parlare osceno durante i reciproci colloqui poiché la dea, addolorata per il ratto di Kore, sorrise a causa del turpiloquio.

[5] Riguardo al rapimento di Kore, sul fatto che accadde come abbiamo raccontato, molti degli antichi scrittori e poeti hanno dato conferma. Il poeta di tragedie Carcino infatti, avendo di frequente soggiornato in Sicilia ed avendo osservato la cura degli abitanti del luogo nei sacrifici e nelle cerimonie di Demetra e di Kore, introdusse nelle opere questi versi :

levgousi Dhvmhtrov" pot∆ a[rrhton kovrhn

dicono che allora la misteriosa figlia di Demetra

Plouvtwna krufivoi" aJrpavsai bouleuvmasi

Plutone rapì con nascosti disegni

du'naiv te gaiva" eij" melamfaei'" mucouv",

e sprofondò negli oscuri recessi della terra,

povqw/ de; mhtevr∆ hjfanismevnh" kovrh"

ma la madre per il desiderio della figlia sparita

masth'r∆ ejpelqei'n pa'san ejn kuvklw/ cqovnoa.

alla sua ricerca percorse tutta la terra in giro.

kai; th;n me;n Aijtnaivoisi Sikelivan pavgoi"

E la terra, sui monti etnei di Sicilia

puro;" gevmousan rJeuvmasin dusembovloi"

carica di fuoco con inaccessibili correnti,

pa'san stenavxai, pevnqesin de; parqevnou

tutta gemette, mentre, per il dolore della fanciulla,

sivtwn a[moiron diotrefe;" fqivnein gevno".

priva di grano, stava consumandosi la stirpe cara

agli dei.

O{qen qea;" timw'sin eij" ta; nu'n e[ti.

Perciò ancora adesso onorano le dee.

oujk a[xion de; paralipei'n th'" qeou' tauvth" th;n uJperbolh;n th'" eij" tou;" ajnqrwvpou" eujergesiva": cwri;" ga;r th'" euJrevsew" tou' sivtou thvn te katergasivan aujtou' tou;" ajnqrwvpou" ejdivdaxe kai; novmou" eijshghvsato kaq∆ ou}" dikaiopragei'n eijqivsqhsan, di∆ h}n aijtivan fasi;n aujth;n qesmofovron ejponomasqh'nai. touvtwn de; tw'n euJrhmavtwn oujk a[n ti" eJtevran eujergesivan eu{roi meivzona: kai; ga;r to; zh'n kai; to; kalw'" zh'n perievcousi. peri; me;n ou\n tw'n muqologoumevnwn para; toi'" Sikeliwvtai" ajrkesqhsovmeqa toi'" rJhqei'sin.

Non sarebbe opportuno tralasciare il vantaggio del beneficio di questa dea per gli uomini: oltre alla scoperta del grano sia insegnò agli uomini la sua coltivazione sia introdusse le leggi in base alle quali si abituarono a praticare la giustizia, - dicono che per questo motivo fu chiamata ?thesmophoros?. Nessuno potrebbe trovare un altro beneficio più grande di queste scoperte : esse comportano infatti il vivere e il vivere in armonia. Riguardo dunque alle storie narrate dai Sicelioti riterremo sufficienti le cose dette. »




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