Intervista con Walter Lo Cascio

Alto e robusto, a metà tra il ragazzone e il buttafuori, gentile e garbato nei modi, architetto e fotografo, nisseno e agirense di adozione per via di una lunga storia d'amore. Ecco Walter Lo Cascio fotografo con la passione di una volta, pluripremiato e proprietario di un sito internet (www.walterlocascio.it) dove pubblica le sue foto cercate con misura, meticolosità, con precisione quasi fobica che danno sempre nuove ed eterne sensazioni. Abbiamo deciso di incontrarlo dopo averlo conosciuto indirettamente con il chiaro intento di conoscerlo veramente. Le sue non sono solo immagini colte in un attimo di visione celestiale...sono parole disegnate e architravi di una grande pace interiore.















*di Gaetano Amoruso

Lei è laureato in architettura ma ha questa sincera passione per la fotografia. Com’è nata e chi o cosa ha dato l’input per iniziare…

La mia passione per la fotografia
è nata molti anni fa. Le confesso che da piccolino, avevo una certa repulsione per le macchine fotografiche e per la fotografia in genere. Odiavo farmi fotografare e scattare fotografie! Poi, ricordo che, avevo circa 15 anni e mio padre, portò a casa un libro di fotografie che ritraevano scorci di vicoli, chiese, palazzi e paesaggi della mia città: Caltanissetta. Restai stupito nel vedere come quelle piazze, quei vicoli, quelle chiese, che giornalmente passavano sotto i miei occhi distratti, assumevano un sapore diverso in fotografia, avevano attorno una “poesia” diversa da come la vedevo io ad occhio nudo. Da quel momento, avevo capito che fotografare non voleva dire solamente scattare la semplice e banale foto-ricordo. Mi procurai quindi la vecchia macchina fotografica di famiglia, e cercai di ritrarre quegli scorci che avevo visto su quel libro. Il risultato, dopo che stampai le foto, è stato..... pessimo, c’era molto da imparare! In quel periodo ero ancora studente alle scuole superiori e quindi poco tempo potevo dedicare alla fotografia, ma il mio modo di guardare le cose era diventato diverso. Mi chiedevo sempre: chissà, come verrebbe questa scena in fotografia?! Poi, arrivò il periodo dell’università, mi sono trasferito a Palermo. Bellissima citta', che è stata per me una “palestra” per la mia passione fotografica! Ricordo che uscivo sempre con la macchinetta fotografica e mi divertivo a ritrarre tutto ciò che colpiva la mia curiosità. In questo periodo ho avuto occasione di acquistare qualche libro di fotografia d’autore e una delle prime macchine fotografiche digitali, di scarsissima definizione, ma che mi ha aiutato moltissimo a scattare e correggere subito gli errori, visto che questo nuovo tipo di fotografia ti permette di visionare le foto, prima di stamparle e quindi di eliminare i tempi di attesa. La macchina digitale, permettendomi subito di avere il riscontro di ciò che avevo scattato, mi è stata molto utile per comprendere alcune regole compositive. La mia attività di fotografo, si è intensificata dopo la laurea. Oggi fotografo con una Reflex Digitale della Canon.

Walter Lo Cascio

Agira sembra essere un oggetto/soggetto preferito per le sue fotografie. Le piace particolarmente questo leggendario paese o ci sono altre ragioni?

Questo bellissimo paese, l’ho conosciuto per caso. Era il 1996 quando per cause di forza maggiore, dovendo svolgere il servizio civile nel centro A.N.N.F.A.S., mi diedero come destinazione AGIRA. Ho vissuto un anno in questo paese durante il servizio civile e nell’occasione, ho conosciuto una vostra compaesana, con la quale, fu subito amore e dopo 10 anni siamo ancora fidanzati. Ecco che ora, si spiega il perché del mio vastissimo archivio fotografico su Agira! I fine settimana, quando vengo qua ad Agira, non dimentico mai di portarmi la mia macchina fotografica. Ogni volta, scopro degli scorci nuovi molto suggestivi da fotografare.

Com’è nata l’immagine della finestra aperta sul panorama di Agira?

L’immagine “La Finestra Siciliana” è nata per caso. Era una domenica di Aprile, e Daniela, la mia ragazza, mi volle portare in un quartiere di Agira, che non avevo mai ne fotografato ne visitato: il quartiere Santa Maria. E’ stata un’emozione unica, percorrere a piedi quei vicoletti acciottolati che portano sino alla Chiesa Santa Maria ai piedi del Castello medievale. Ogni passo che facevamo, erano spunti nuovi per le mie fotografie. L’antico tessuto urbano, si amalgamava meravigliosamente con lo stupendo panorama naturale: in lontananza si scorgeva l’Etna ancora innevata e in basso il lago di Pozzillo. Sembrava camminare all’interno di un quadro! Cercavo una postazione ideale dove poter fotografare quello stupendo panorama, ma nello stesso tempo, non volevo cadere nell’errore di fare il solito scatto del turista. Guardandomi intorno, ho visto che c’era un’abitazione a primo piano, con una finestrella aperta prospiciente proprio su quel meraviglioso paesaggio. Fortuna volle che, quella casa era adibita a museo, e che quella domenica, quel piccolo museo fosse aperto. Non esitai un secondo! Contattai il proprietario, e chiesi il permesso per salire. Appena entrai, si presentò davanti a me quella scena: la finestrella aperta su quell’immenso paesaggio. Caratteristica era anche la piantina di ficodindia appesa al davanzale. La realizzazione dello scatto è stata molto complessa, perché c’era una differente illuminazione tra interno ed esterno. La foto, sarebbe venuta o sottoesposta all’esterno e illuminata all’interno, o viceversa. Con una tecnica di doppio scatto e doppia esposizione, e con un cavalletto ho risolto il problema. Il risultato finale è quello che mi ero prefissato: sono riuscito ad avere una giusta illuminazione all’esterno, dove si può vedere il paesaggio sino all’orizzonte, e una buona illuminazione all’interno, dove si possono leggere le venature del legno della finestra e il particolare della piantina di ficodindia.

Ha mai pensato di “fermare il tempo” su alcune problematiche del paese, ad esempio sullo stato di chiese e monumenti di Agira alcuni dei quali sono ridotti in una situazione di degrado senza precedenti?

Fino ad oggi, nei miei scatti ho voluto mostrare la parte bella e storica di Agira, e quindi far conoscere gli angoli caratteristici, le vedute e i personaggi di un paese accogliente, che per me e' ricco di spunti fotografici. Ma come ogni medaglia che ha due facce, anche Agira naturalmente presenta un lato dove si denotano situazioni di degrado e abbandono che potrebbero destare la mia attenzione di fotografo e di architetto, come alcune tra le numerose chiese, nonché il sito in cui sorge il castello medievale. Tuttavia, la mia intenzione ad oggi non è stata quella di fare una foto per “denunciare” lo stato di abbandono in cui versano certi monumenti del paese, ed e' per questo che ho preferito inquadrature e luci che rendessero gli stessi gradevoli all'occhio, senza puntualizzare i difetti. Faccio l’esempio della foto che ho scattato al castello medievale e che è pubblicata su questo sito: in questo scatto ho voluto rappresentare la maestosa imponenza del castello ma ho anche cercato di trasmettere l’idea di un luogo accogliente ed ospitale, inquadrando nello scatto, in primo piano, dei sedili e un tavolo di legno, cosicchè, chi osserva l’immagine, ha la sensazione di un luogo frequentato ed attrezzato, anche se, in verità, girando lo sguardo di poco, mi ritrovo in una realtà ben diversa, strada poco agevole per raggiungere il sito, mancanza di infrastrutture e presenza di erbe e sterpaglie, che fanno da contorno alle basi del castello. Da questa sua domanda, posso trarre un input per evidenziare nei miei futuri scatti anche gli aspetti di degrado presenti nel paese.

Ha partecipato a numerose mostre, ha vinto premi e ricevuto segnalazioni. Qual è tra tutte queste quella che ha gratificato maggiormente la sua passione?

Sicuramente il premio che mi ha maggiormente gratificato, è quello ricevuto al VIPC, Venice International Photo Contest, nel 2005, un importante concorso fotografico, dove hanno partecipato fotografi professionisti e amatori di tutto il mondo, in cui mi sono classificato al secondo posto nella sezione Bianco e Nero con la foto "colazione sul Tamigi". Di questo premio, vado particolarmente fiero e nello stesso tempo, avendo visitato personalmente la mostra a Venezia, ho potuto apprezzare i bei lavori eseguiti da fotografi di tutto il mondo, in particolare dell’est Asiatico, che mi hanno fatto riflettere sulla necessità del miglioramento continuo nella fotografia. Di grande rilievo per me è stato anche l’ultimo riconoscimento che ho ricevuto al Concorso Internazionale Photographer on the year 2006, dove sono arrivato quarto nella sezione Powerful Portrait con la foto intitolata “Vecchietta Nissena: la sua storia sul suo volto" di cui vado molto orgoglioso anche perché unico italiano presente tra i vincitori.

Ci racconta un episodio particolarmente “strano” verificatosi nel corso dei suoi scatti?

Episodi strani ne potrei citare parecchi come quelli che mi sono capitati in Messico o in Tunisia, ma quello più vivo nella mia memoria si è svolto poco distante da noi, a Catania. Camminando per le vie del centro storico sono stato attratto da un barbone vestito in modo decisamente inusuale e che riusciva a dormire, o almeno così mi sembrava, su un muretto in pieno giorno, quando intorno a lui c’era il caos più totale. Mi sono avvicinato per fare qualche scatto a questo personaggio e al contesto che lo circondava. Inizialmente sono riuscito a scattare delle foto ad una distanza di circa 10 metri dal soggetto, ma non contento mi sono ulteriormente avvicinato per riprendere il personaggio più da vicino, ma questi, accortosi della mia presenza si è alzato borbottando parole che non sono riuscito a comprendere. Io, incurante del personaggio che mi trovavo di fronte, ho continuato a scattare fino a quando questi non si è avvicinato a me e ha tirato fuori dal suo sudicio cappotto un forbicione solitamente adoperato per il giardinaggio e me l’ha puntato al collo. Solo a questo punto mi sono reso conto che il “simpatico” barbone non gradiva la mia presenza né apprezzava il fatto che gli scattassi delle foto, per cui dopo aver cercato di tranquillizzarlo mi sono velocemente dileguato temendo per la mia incolumità. Questo episodio tuttavia non mi è servito da insegnamento, infatti, se mi capita di scattare qualche foto in situazioni di pericolo, mi piace rischiare pur di portare a casa qualche scatto originale ed unico.

Ultima domanda: se Agira ha qualcosa di speciale, come si è accorto di questo pregio…

Agira ha qualcosa di speciale, che credo possa essere collegato alle sue lontane e importanti origini, che la rendono interessante non solo dal punto di vista fotografico, ma anche storico, letterario e non di meno, sotto il profilo paesaggistico per le splendide vedute panoramiche che offre ai suoi visitatori. Come me ne sono accorto??....Non solo visitando le evidenti chiese e il castello che si trovano in questo splendido paesino, ma infiltrandomi nelle piu' sperdute stradine,dove chiunque eviterebbe di entrare ,convinto di non trovare nulla di interessante.Un consiglio: Volete soddisfare la vostra curiosità? Non fermatevi solo all'evidenza, e ricordatevi che come dice il mio motto" Se a volte per raccontare qualcosa, le parole non ti bastano....esprimiti con una fotografia"


Walter Lo Cascio, trentaduenne di Caltanissetta, ha partecipato a diversi concorsi fotografici nazionali riscuotendo ottimi risultati. Ha collaborato con diverse riviste e partecipato a diverse mostre collettive.

* Gaetano Amoruso, gestore di www.agyrion.it. Immagini realizzate da Walter Lo Cascio.
















Home | Contatti | Disclaimer | Sito partner
www.agyrion.it 94011 Agira (Enna) scrivi al webmaster