Vita e miracoli di San Filippo di Agira e le migliori immagini delle ricorrenze annuali a Caracas in Venezuela e a New York negli Stati Uniti.


"Gli abitanti di Agira, in siciliano, sono chiamati "sanfulippani", per via del loro santo patrono, che è San Filippo, un sacerdote oriundo della Tracia, che nel V secolo venne ad evangelizzare la Sicilia centro-occidentale ed era particolarmente valido nell'esorcizzare i demoni, liberando gli invasati e gli ossessi. San Filippo morì ad Agira, a 63 anni, il 12 maggio del 450 circa; sul luogo della sua sepoltura fu eretta una chiesa, che nel periodo normanno fu trasformata in monastero, dove furono educati parecchi Santi siciliani, come San Cristoforo da Collesano e San Vitale da Castronovo. La festività di San Filippo fu fissata al 12 maggio da papa Gregorio XIII nel 1578. San Filippo d'Agira è venerato in Sicilia anche a Calatabiano (Catania), con una spettacolosa discesa del pesante férculo del santo, dalla chiesetta omonima posta su una collina, fino alla chiesa principale del paese; il pesante férculo viene portato di corsa, sulle spalle dei fedeli, per la nuda collina, dove non esiste traccia alcuna di strada o di sentiero: e il Santo è così miracoloso che nessuno dei portatori si è mai fatto del male! Ad Agira, una leggenda locale afferma che San Filippo abbia rinchiuso il diavolo in una grotta vicina al paese e qualche volta, nelle notti di tempesta, in paese si sentono le urla disperate del diavolo prigioniero. Infine, ricorderò che gli agirini sono soprannominati "fornaciai", per il notevole numero di fornaci che esistono nel paese; per cui si dice "Sanfulippani, carcarari", perchè in Sicilia la fornace si chiama "a carcàra". Sono nativi di Agira personaggi illustri, quali lo storico Diodoro siculo, che visse nel I secolo avanti Cristo e fu il primo storico al mondo che abbia ancorato il racconto degli avvenimenti al computo cronologico delle olimpiadi ed il medico agirino Fortunato Fedeli (1550 - 1630), che condivide col suo maestro, Gianfilippo Ingrassia da Regalbuto (En), il merito di aver fondato la scienza moderna della medicina legale."

Si ringrazia l'associazione Limen per la gentile concessione delle immagini.











Questa stupenda matrice che potete vedere nella foto è una chiesa dedicata a San Filippo di Agira e si trova ad Aci San Filippo in provincia di Catania. All'esterno la chiesa presenta una facciata realizzata su indicazioni del Battaglia fra il 1777 ed il 1783 e, sul lato sinistro, la torre campanaria. La facciata è costituita da otto colonne poste su dei basamenti di pietra lavica e di pietra bianca di Siracusa. I fusti delle colonne sono in pietra lavica, ma con il susseguirsi dei secoli sono stati ricoperti di cemento. Tra le colonne vi sono tre porte bronzee, realizzate da Domenico Gerbino nel 1987; sovrastanti sono due occhialini. Il frontespizio proietta all'esterno la diversa altezza delle tre navate interne: quella centrale, infatti, s'innalza maestosa, mentre quelle laterali, più basse, si chiudono con un'elegante balaustrata. Al di sopra di essa, lunghi rami di palma raccordano la zona inferiore a quella superiore. Al secondo le colonne corinzie continuano libere a modulare la superficie muraria che si apre da una gran finestra addolcita da un arco poggiante su due colonne minori scanalate. Chiude il prospetto un timpano curvilineo, sormontato dal gruppo scultorio dell'angelo "reggicroce", ed ai lati le statue di S. Filippo d'Agira e di S. Antonio Abate. All'interno del timpano vi è il tabello con l'iscrizione "D.O.M. TOTIUS ACIS MATER ET CAPUT". La cupola s'innalza su uno slanciato tamburo ottagonale con intorno un'agile balaustra in pietra bianca. Ed in pietra bianca di Siracusa è anche il lanternino (cubolino) che conclude armoniosamente il moderato slancio verticale della cupola. La torre campanaria, rimasta illesa al terremoto del 1693, si divide in due parti: quell'inferiore era stata l'antica torre d'avvistamento normanna e nel 1792 fu completata ed adibita a loggia dell'orologio e delle campane. La seconda parte della torre è rivestita anch'essa di pietra bianca di Siracusa.



San Filippo d'Agira a Limina (Messina)
La venerazione dei liminesi per San Filippo d'Agira, detto anche San Filippo il Siriaco, S. Filippo Argirò, S. Filippo di Traccia, S. Filippo Argirone o San Filippo Costantinopolitano, rappresenta una delle espressioni più vive e genuine della religione cattolica in Sicilia. Dal territorio di Limina il Santo passò durante il suo viaggio che da Roma lo aveva portato alla città di Agira (in provincia di Enna). Il passaggio dovrebbe risalire al 66 dopo Cristo, ma altre teorie riportano questo viaggio nel IV secolo d.C. . Il culto per il Santo, che non è il Patrono del paese, e la conseguente celebrazione dovrebbe risalire almeno al XVIII secolo, quando è stata accertata l'esistenza nel centro abitato di una Chiesa, con un proprio patrimonio terriero, a Lui intitolata. La mancanza di antichi documenti risalenti a quel periodo non permettono di analizzare dettagliatamente i diversi aspetti che caratterizzano le origini della venerazione per S: Filippo, cosa che possiamo invece osservare nel XIX secolo ed in modo più consistente nel XX, dove la documentazione raccolta ci dà la possibilità di valutare ampliamente sia l'aspetto religioso che quello folkloristico. Un'antica "leggenda" molto ricorrente nei paesi vicini a Limina ci racconta che il culto per il Santo abbia avuto inizio a seguito del furto da parte dei liminesi della statua di San Filippo ai fedeli del vicino abitato di Casalvecchio Siculo. Al riguardo non sono state trovate prove se il furto ai fedeli casalvetini sia o meno avvenuto, ma è accertato che a Casalvecchio Siculo sia esistita una Chiesa in onore di San Filippo d'Agira, risalente presumibilmente al periodo compreso fra il 1600 ed il 1700, amministrata e curata dai frati basiliani del vicini monastero dei SS. Pietro e Paolo d'Agrò. C'è inoltre da segnalare che nell'abitato di Savoca, distante circa tre chilometri da Casalvecchio, è esistita in passato - si hanno notizie fin dal 1632 - una Chiesa dedicata a San Filippo ed un'altra è sorta nella località "Arbazzo" vicino la Contrada Artale nel territorio del confinante Comune di Furci Siculo. Questo ci fa ritenere che in tempi antichi il culto per il Santo abbia rivestito in quelle località un ruolo di particolare significato. La statua liminese viene rappresentata con il Vangelo nella mano sinistra - simbolo degli esorcizzatori - e la mano destra benedicente alzata all'altezza del volto. Sia le mani che il volto sono scure, ma tale colore non sarebbe per la sua origine africana (il Santo è nato in Siria), ma per l'indelebile segno del nerofumo lasciato dai demoni da lui ricacciati tra le fiamme dell'inferno. L'effigie del Santo viene collocata all'interno di una voluminosa e pesante vara in stile rinascimentale finemente lavorata sul legno e decorata in bassorilievi scolpiti a mano raffiguranti alcune immagini mitologiche oltre a quelle del demonio, degli angeli e di particolari decorazioni floreali tutte dipinte in oro; il fercolo, che dispone inoltre ai quattro angoli di colonne di forma cilindrica con capitelli rinascimentali che sorreggono la cupola di copertura dove insistono otto arcate lignee di coronamento sempre dipinte in oro e dove appoggia una piccola sfera con una croce centrale, risale al 1904 e ha preso il posto di un'altra antica vara utilizzata in precedenza. Il tutto viene sorretto da due lunghi braccioli "vrazzola" in legno di castagno stagionato di forma arrotondata e lunghi non meno di 15 metri. Il secolare programma delle celebrazioni religiose del mese di Maggio ha inizio con "le novene" in onore del Santo: queste sono nove giornate di preghiera in onore del Santo svolte in Chiesa. All'alba del giorno 11 il suono dei tamburi annuncia l'imminente uscita del Santo; pochi minuti prima delle ore 7,00 l'antico Stendardo, in seta e ricamato in oro, realizzato nel 1902 dai liminesi residenti negli Stati Uniti, esce dalla Chiesa ed inizia a percorrere il cammino processionale. Alle sette in punto, allo scoppio dello sparo a colpo di cannone, il Simulacro parte da Limina per essere portato con corsa sostenuta alla località Passo Murazzo. Fino a quando non era stata costruita la strada provinciale che collega l'abitato di Limina con la costa, il percorso utilizzato era quello dell'antica strada mulattiera che arrivava proprio nell'area antistante la Chiesa. Al Murazzo , Contrada sita a 6 km dell'abitato, sorge una Chiesa-Santuario che ricorda il passaggio del Santo in tale località ed è meta continua di pellegrini e visitatori; in tale luogo si svolge anche da tempi antichi, almeno dal XIX secolo, l'antica fiera, mercato di primordiale importanza per tutto il comprensorio essendo il primo della stagione primaverile e precedente l'altra antica fiera della Valle d'Agrò: quella di San Pietro e Paolo che si svolge nel mese di Giugno. Sempre al Murazzo, oggi come in passato, ha luogo, fin dalla sera del giorno 10, la vendita di carne di castrato cotta al forno ("a carni 'nfurnata"), specialità questa che da sempre viene preparata in occasione di ricorrenze religiose di particolare importanza. Percorso il tragitto di 6 km che separano Limina da Passo Murazzo, il Simulacro arriva nella piccola Chiesa-Santuario, posta sul letto del Torrente Caprinaro, seguito da una immensa folla di fedeli, alcuni scalzi in segno di devozione per un voto o per grazia ricevuta; qui vengono celebrate più Messe mentre i pellegrini visitano il Santo portando offerte e pregando. Alle ore 16,00 la vara viene riportata al paese sia a spalla che con l'aiuto del carrello che molte volte viene spinto da donne e ragazzi; dopo una serie di giri per le vie interne dell'abitato e con l'ultima sosta nel Sagrato della Chiesa, si conclude il primo giorno di festa. All'indomani - 12 Maggio (data che ricorda la morte del Santo) -, in prima mattinata, il suono dei tamburi e le note del locale Corpo Musicale annunciano per le vie del paese il giorno di festa; anticamente nella mattinata ed oggi nel pomeriggio, viene svolta la solenne processione. Fino alla fine degli anni '40, nel pomeriggio del giorno 12 veniva svolta la prima parte della "ddutta" , chiamata comunemente "lotta" ma che dovrebbe definirsi più giustamente "giocarellare con il Santo"; questa era una vera e propria gara che si svolgeva con il Simulacro da parte di due fazioni composte da artigiani -"i mastri" - e pastori - "i picurara"- . Per l'occasione veniva utilizzato un apposito fercolo di dimensioni inferiori a quello impiegato normalmente, realizzato in legno decorato con bordi rivestiti con lamine metalliche. Dopo giorno 12, l'Ottava rappresenta un appuntamento di estrema sacralità nei festeggiamenti liminesi: in mattinata ha luogo la Processione per le vie del paese mentre nel pomeriggio si svolge la "rievocazione dei miracoli": il Santo viene portato fuori dal centro abitato sul Monte Calvario e sul Monte Durbi per rientrare in serata in Chiesa dopo i tradizionali fuochi pirotecnici di chiusura. La partenza verso Monte Calvario avviene alle ore 17,00 dalla Chiesa Madre di Limina quando lo sparo a colpo di cannone da il via alla manifestazione. Il fercolo esce a velocità sostenuta e si incammina attraversando i quartieri di "Zomunu", "Santa Caterina", "u Chianu", "u Puntali", "a Purtedda", "a 'nchianata du Carvariu". Arrivati sulla vetta del Monte Calvario un interminabile sparo di bombe pirotecniche saluta l'arrivo della Vara. Percorso tutto il tratto collinare, e dopo aver eseguito i balletti ed i giri su sé stesso, il Simulacro viene riportato sulla strada provinciale dopo aver percorso la ripida discesa. Dopo diversi giri ed un velocissimo passaggio da piazza Marconi il corteo si dirige verso Contrada Durbi dove la Vara fa i tradizionali giri e la consueta sosta davanti l'edicola religiosa dei fratelli Fallone. Ritornati in paese e dopo aver percorso alcuni vicoli, la manifestazione si è concentrata in piazza Marconi dove vengono svolti velocemente i caratteristici giri e l'andata avanti ed indietro che rievocano la lotta del Santo contro gli spiriti maligni. Il rientro in Chiesa e lo sparo dei fuochi pirotecnici di chiusura, concludono i Solenni festeggiamenti del mese di Maggio. Nel periodo estivo, in onore degli emigrati che rientrano in paese, si svolge nel pomeriggio del 16 Agosto una Solenne Processione in onore del Santo. Il culto per San Filippo d'Agira viene mantenuto vivo dalla numerosa comunità liminese residente all'estero. Negli Stati Uniti d'America il culto viene ricordato fin dal XIX secolo grazie ai nostri primi imigranti; nel 1904 viene fondata la "Congregazione di San Filippo Liminese" e nel 1993, i soci e amici della Società Liminese d'America hanno realizzato nella città di New York un Simulacro del Santo che viene conservato nelle grotte della "Scala Sancta" adiacenti alla Chiesa di Santa Lucia nel Bronx. Ogni anno, nel mese di maggio, viene organizzata una solenne processione. In Venezuela, la numerosa comunità liminese attribuisce al Santo di averla protetta durante il terremoto che aveva colpito la città di Caracas nel 1967; nel 1974 costruiscono un Simulacro indentico a quello di Limina ed ogni anno viene celebrata la festa in suo onore con grandiosi e maestosi festeggiamenti. Nel giugno 1999, i festeggiamenti di Caracas (dove ricorre il XXV Anniversario) e quelli di New York, verranno allietati dal Corpo Musicale "Vincenzo Bellini" di Limina. Anche la comunità liminese residente nella città di Sydney, in Australia, ricorda ogni mese di Maggio a San Filippo d'Agira.




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